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lunedì 21 ottobre 2019
di Claudio Fontanini
THE IRISHMAN
Cinquant’anni di storia americana nel magnifico film di Scorsese
Cinquant’anni di storia americana in un’epica saga sulla criminalità organizzata. Applausi scroscianti ed autentiche emozioni alla Festa del cinema di Roma per The Irishman che riunisce, 24 anni dopo Casinò, il regista di Toro scatenato a Robert De Niro e Joe Pesci con l’aggiunta di un monumentale Al Pacino in un film che dura 210’ e che rimarrà tra le pagine più belle del grande autore italoamericano
Cinquant’anni di storia americana in un’epica saga sulla criminalità organizzata che mette ancora insieme i bravi ragazzi di  Martin Scorsese. Applausi scroscianti ed autentiche emozioni alla Festa del cinema di Roma per The Irishman che riunisce, 24 anni dopo Casinò, il regista di Toro scatenato a Robert De Niro e Joe Pesci con l’aggiunta di un monumentale Al Pacino (per la prima volta con Scorsese) nei panni del controverso sindacalista Jimmy Hoffa, cuore e anima di un film che dura 210’ e che rimarrà tra le pagine più belle del grande autore italoamericano. 

Raccontato attraverso gli occhi di Frank Sheeran (Robert De Niro), veterano della Seconda guerra mondiale e poi sicario della mafia che ha lavorato al fianco di alcune delle figure più importanti del XX secolo, The Irishman è un potente viaggio attraverso i segreti della malavita e della politica corrotta che mette in scena i meccanismi interni, le procedure, i legami di sangue e le rivalità che caratterizzano famiglie mafiose e la sottile linea rossa che li lega al potere.

Adattamento cinematografico de L’irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa (I heard you paint houses) il libro di Charles Brandt basato sulla vita di Sheeran, il film di Scorsese viaggia avanti e indietro nel tempo (con gli attori ringiovaniti in digitale) coprendo un arco narrativo che va dal 1949 al 2000 e finendo per fissarsi nell’immaginario collettivo come l’ultimo e definitivo capitolo di un genere che ha fatto la storia del cinema americano

Da guidatore di camion e trasportatore di quarti di bue a figlioccio del placido don (così veniva soprannominato il boss Russell Bufalino- sullo schermo un indimenticabile Joe Pesci- che celava un impero criminale dietro il paravento delle attività commerciali) e ad amico fraterno e spalla sicura di Hoffa, leader del sindacato più forte del paese negli anni ‘50 e ‘60 (Solo il Presidente era più potente di lui) e col quale condividerà l’incapacità di chiedere scusa. 

In mezzo storie di famiglia e di donne solo apparentemente nell’ombra, di ricatti e vendette, di regole ed ordini da eseguire, mazzette e pistole da gettare nel fiume dopo aver sparato. 
Col sindacato di Hoffa che detta le regole sul fondo pensioni e non intende retrocedere di fronte al nuovo che avanza minaccioso mentre i vecchi amici sono costretti a scegliere da che parte stare dopo l’avvento dei Kennedy scompagina gerarchie e dinastie. 

Aperto da un magnifico piano sequenza nella casa di riposo per anziani con De Niro che inizia a raccontare la sua storia, The Irishman regala sequenze memorabili per stile e intensità alle quali si aggiungono una serie di dettagli d’ambiente che catapultano letteralmente lo spettatore in quegli anni e in quel clima. Con quella comicità che sconfina nell’orrore (si veda la stupenda sequenza dell’incontro tra il puntualissimo e impeccabile Hoffa e Tony Provenzano che si presenta in ritardo e in bermuda) alla quale ci ha abituati da tempo il cinema di Scorsese

Tra cadaveri gettati nel trita alberi e pestaggi sotto gli occhi di figlie da proteggere, bottiglie di whisky versate nel cocomero (A Hoffa non piacciono ne l’uno ne l’altro…) e irresistibili dialoghi in siciliano tra Pesci e De Niro, chiavi inserite nel cruscotto come una roulette russa e anelli d’oro al dito (Ora lo abbiamo solo in tre e tu sei l’unico irlandese…dice Bufalino a Sheeran consacrandolo boss), The Irishman, dopo un matrimonio che somiglia ad una missione di pace, finisce dritto sul viale dei rimpianti e delle impossibili redenzioni in un crescendo di tensione narrativa e morale che tengono inchiodati alla poltrona. 

Regia sontuosa, colonna sonora da urlo, montaggio frenetico e confezione impeccabile ma il più grande merito di Scorsese è quello di averci regalato lo strepitoso terzetto di attori in gara di bravura (impossibile scegliere il migliore) che ci riconsegna dopo molti anni un De Niro in stato di grazia, un Al Pacino sull’otto volante e un Joe Pesci capace persino di scatenare la compassione sotto i magnifici effetti speciali che lo accompagnano da anziano ormai indifeso. 

Potente, ambizioso e magniloquente questo The Irishman è l’ennesimo capolavoro di un autore che, come i suoi personaggi al passo d’addio, sembra salutare il suo genere con rimpianto ed intimità. Da non perdere.

 In sala dal 4 novembre distribuito da Netflix

 
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