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venerdì 18 ottobre 2019
di Claudio Fontanini
SCARY STORIES TO TELL IN THE DARK
Brividi e riflessioni nell’horror sulla scrittura prodotto da Del Toro
Il solito gruppetto di teen agers alle prese con la scoperta dell’orrore? A prima vista Scary stories to tell in the dark potrebbe essere assimilato al genere degli horror adolescenziali oggi tanto di moda. In realtà il film diretto dal norvegese André Ovredal e sceneggiato e prodotto da Guillermo del Toro è un magnifico romanzo di formazione giovanile che mette al centro del racconto il potere salvifico della scrittura
Il solito gruppetto di teen agers alle prese con la scoperta dell’orrore? A prima vista Scary stories to tell in the dark potrebbe essere assimilato al genere degli horror adolescenziali oggi tanto di moda (It è l’ultimo esempio). In realtà il film diretto dal norvegese André Ovredal (Autopsy) e sceneggiato e prodotto da Guillermo del Toro è un magnifico romanzo di formazione giovanile che mette al centro del racconto il potere salvifico della scrittura. 

Mentre Nixon invia le sue truppe in Vietnam e il vento del cambiamento imperversa sul paese, a Mill Valley, una piccola cittadina della Pennsylvania, incombe da un secolo la lunga ombra della famiglia Bellows. Sarah, la figlia più piccola si è suicidata e nel giro di un anno tutti i suoi parenti, fondatori della locale cartiera, sono scomparsi nel nulla. C’è un libro, scritto da quella pallida ragazzina segregata al buio e rinnegata, che ha travalicato i limiti del tempo e che contiene spaventose storie di fantasmi e vendette oscure ed agghiaccianti. 

Capitato nella notte di Halloween del 1968 nelle mani di Stella (Zoe Colletti), una giovane aspirante scrittrice, quel libro metterà in moto una serie di eventi che renderanno reali le paure più recondite di cinque giovani sospesi tra passato, presente e futuro
Le storie feriscono e guariscono, e se le ripetiamo tante volte diventano vere. Ci rendono ciò che siamo. Aperto dalla voce fuori campo di Stella, una ragazzina piena di sensi di colpa per l’abbandono della madre, Scary stories to tell in the dark mette in scena un macabro e visionario balletto di anime inquiete che diventa un poetico inno alla diversità. 

Tra vecchi carillon e spaventapasseri che si animano, stanze rosse e cilindri fonografici, alluci inghiottiti nello stufato e ospedali psichiatrici, abbracci mortali e ragni che spuntano dalle guance, il film di Ovredal, regala brividi ed emozioni (la fuga al drive in) in un mondo sospeso tra magia e terrore. Con le vittime che diventano mostri- quelli veri sono gli inganni e le menzogne- mentre nuove storie si scrivono da sole col sangue al posto dell’inchiostro (Non sei tu a leggere il libro, è lui a leggere te dice Stella ad un suo amico terrorizzato dalla piega degli eventi). 

Tratto dal terrificante best seller di Alvin Schwartz (la saga, pubblicata tra il 1981 e il 1991 è editata in Italia da DeA Planeta libri  con le illustrazioni originali di Stephen Grammel e si compone di 82 storie) e scritto dal regista de La forma dell’acqua con Patrick Melton e Marcos Dunstan (gli sceneggiatori di quattro capitoli della saga Saw- L’enigmista) Scary stories to tell in the dark- presentato oggi nella selezione ufficiale della Festa di Roma- esamina con cura il laborioso processo creativo di una storia al confine tra mito e favola. 

Da dove nascono le nostre paure? Cosa produce la nostra immaginazione? Qual’è il confine tra vero e falso? Tutti temi affrontati al meglio dal film di Ovredal che spaventa e fa riflettere con la forza di immagini potenti e sentimenti autentici.  

In sala dal 24 ottobre distribuito da Notorious Pictures


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