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lunedì 16 settembre 2019
di Claudio Fontanini
C’ERA UNA VOLTA...A HOLLYWOOD
Tarantino affascina ma non conquista nel viaggio dentro al vecchio cinema
Tre giorni per raccontare la fine di un’epoca, una lettera d’amore alla città delle stelle che l’ha cresciuto a pane e cinema e un finale che cambia la Storia inseguendo il sogno. Al suo nono film dietro la macchina da presa, Quentin Tarantino si cimenta con la sua opera più personale e sincera che però risulta la più complessa e contraddittoria
Tre giorni per raccontare la fine di un’epoca, una lettera d’amore alla città delle stelle che l’ha cresciuto a pane e cinema e un finale che cambia la Storia inseguendo il sogno. Al suo nono film dietro la macchina da presa, Quentin Tarantino si cimenta con la sua opera più personale e sincera che però, come avviene spesso in questi casi, risulta la più complessa e contraddittoria. 

Un attore che ha fatto successo in tv coi telefilm western e sogna il grande schermo (un ottimo Leonardo Di Caprio), il suo stuntman (Brad Pitt) che sbarca il lunario e vive in una roulotte con un cane alla periferia di LA, una giovane e bellissima attrice (Margot Robbie) che ha appena sposato il regista Roman Polansky e si è trasferita nella sua villa a Cielo Drive vicina a quella del divetto televisivo. 

In 72 ore (il film è diviso tra l’8, il 9 febbraio e l’8 agosto del ’69) vite, destini e prospettive si incroceranno in un gioco di rimandi e dissonanze che lungo i 161’ del film  decreteranno la fine della vecchia Hollywood e l’inizio di una nuova era
In mezzo tutto l’amore per il cinema di Tarantino che si immerge letteralmente nella sua infanzia e trasporta i suoi personaggi in pellicole immaginarie e no che lo hanno consacrato il regista di oggi. 

Ed ecco Di Caprio dentro La grande fuga sostituire momentaneamente Steve McQueen o sul cartellone di Nebraska Jim diretto da Sergio Corbucci. Fantasie, colori sfavillanti, colonna sonora da urlo, improvvisi flashback e vite parallele che si toccano ma non si riconoscono e una voglia di essere altro che accomuna i tre protagonisti della storia. 
Perché essere uno stuntman può significare portare il fardello di qualcun altro, essere un cattivo sullo schermo può voler dire non poter fare mai carriera (come ricorda a Di Caprio il produttore Al Pacino che lo spinge verso gli spaghetti western all’italiana) e trasformarsi sullo schermo può impedire di essere riconosciuta per la strada. 

Con Di Caprio ossessionato dall’alcool (magnifica la sequenza del ripasso delle battute in piscina con cuffiette e bicchiere di whisky in mano), Pitt che nasconde un oscuro passato (forse ha ucciso la moglie…) e intanto ripara antenne a torso nudo sui tetti e Margot Robbie che Tarantino trasforma da vittima designata (gli adepti della setta di Charles Manson sono in agguato) a simbolo di bellezza senza tempo. 

Tra corse in auto e lanciafiamme, lezioni di recitazione (l’incontro tra Di Caprio e la bambina-attrice in pausa set davanti al saloon è tra le sequenze più belle del film) e irresistibili combattimenti di arti marziali, ciak interrotti e autostoppiste hippie, sigarette immerse nell’acido, un vecchio ranch che sembra diventato il villaggio dei dannati e una sfilata di scarpe che traccia i confini di un’epoca, C’era una volta…a Hollywood conferma l’assoluto talento registico di Tarantino che stavolta però, forse per troppa vicinanza con la materia trattata, finisce per scottarsi in sequenze dilatate oltre ogni limite che rallentano il ritmo e finiscono per annoiare e squilibrare l’insieme. 

Quasi assorto negli occhi e nello sguardo dei suoi personaggi, il regista di Pulp Fiction e Kill Bill affascina ma non conquista fino in fondo, quasi volesse rimanere accanto ai suoi/nostri personaggi per un tempo indefinito (non a caso il progetto iniziale, nato cinque anni fa, prevedeva un romanzo). Un ritorno all’incanto della sua giovinezza che sembra non voler procedere verso la resa dei conti, la presa di coscienza di un mondo al tramonto e dell’orrore in agguato (Ammazziamo quelli che ci hanno insegnato ad ammazzare dice uno degli adepti di Manson preparandosi al massacro finale). 

Ed ecco che Tarantino trasforma quel sottofinale di una violenza parossistica in un sogno ad occhi aperti e in un paradiso cinematografico virtuale del quale, a Di Caprio e a tutti noi spettatori, si aprono come d’incanto le porte. Nel cast Kurt Russell, Michael Madson, Dakota Fanning, Emile Hirsh, Bruce Dern e Tim Roth. Sorpresa sui titoli di coda. 

In sala dal 18 settembre distribuito da Sony Pictures Italia e Warner Bros Pictures Italia 


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