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lunedì 27 maggio 2019
di Claudio Fontanini
ROCKETMAN
La storia di un uomo diventato mito con un magnifico Taron Egerton nei panni di Elton John
L’uomo dietro l’artista, la vita in lotta col mito e una famiglia dove non ci si abbraccia che è causa di tutto. Se in Bohemian Rhapsody subentrò a Brian Singer a progetto in corso, in Rocketman la visione cinematografica di Dexter Flechter emerge a tutto tondo in questo musical lisergico e problematico sulla vita e la carriera di Elton John ai quali dà anima, corpo e voce uno straordinario Taron Egerton
L’uomo dietro l’artista, la vita in lotta col mito e una famiglia dove non ci si abbraccia che è causa di tutto. Se in Bohemian Rhapsody subentrò a Brian Singer a progetto in corso, in Rocketman la visione artistica e cinematografica di Dexter Flechter emerge a tutto tondo in questo musical lisergico e problematico su Elton John.

Concentrato sulla prima fase della carriera dell’icona pop-rock britannica (sullo schermo un sensazionale Taron Egerton che canta a meraviglia i brani della star) e meno edulcorato rispetto al film sui Queen (rischio agiografia scongiurato nonostante l’avallo dato all’operazione dallo stesso John che ha accompagnato il film a Cannes) Rocketman è un viaggio nella solitudine e nelle aspirazioni di un uomo in cerca di se stesso (Come fa un grassottello che viene dal nulla a diventare un soul man? Devi uccidere la persona che ti volevano far essere per diventare chi vuoi essere davvero gli consiglia un cantante per il quale suona da giovanissimo). 

Storia di un sopravvissuto che nonostante gloria e successi (plurimiliardario a 25 anni ha venduto sino ad oggi oltre 300 milioni di dischi in tutto il mondo) era alla ricerca di un amore vero e di una condivisione interiore troppe volte equivocata, il magnifico film di Flechter è un inno alla vita e al potere dell’Arte capace di emozionare e far riflettere con le armi del grande cinema. 

In un duello allo specchio tra due identità (Reginald Kenneth Dwight, il suo vero nome all’anagrafe ed Elton John) ecco il viaggio all’inferno e ritorno di un uomo che ha assaporato alcool, cibo smisurato, sesso e cocaina (alla fine, come si legge nelle didascalie finali, resterà incurabile soltanto lo shopping compulsivo…) per finire, nel ’90, in un rehab a 43 anni e ritrovare la parte migliore di sé. 

In 120’ di ricordi e visioni, eventi e canzoni che manifestano agli altri pazienti e agli spettatori le tappe decisive della vita di Reginald/Elton, il film di Flechter sposa a meraviglia le due anime del protagonista in un riuscitissimo gioco di riflessi e rimandi tra le aspirazioni giovanili e le folle adoranti, i bisogni primari insoddisfatti e la voracità di un manager che promette sentimenti autentici e invece sfrutta la sua popolarità e il suo inestimabile patrimonio (Richard Madden). 

Ed ecco due genitori anaffettivi e scostanti (Hai scelto una vita nella quale sarai sempre solo, gli dice l’ottima Bryce Dallas Howard nei panni della madre) e la scoperta di uno smisurato talento musicale, la borsa di studio alla Royal Academy of Music e la prima esibizione al mitico Troubadour di Los Angeles nel 1970, il rapporto con Bernie Taupin (Jamie Bell), l’autore dei suoi testi da 50 anni e il look originale ed estremo (La mia tenuta da palco), le confidenze notturne davanti ad un Dom Perignon del ’63 e i festini trasgressivi, i perdoni mancati (il padre, che negli anni si è rifatto una famiglia, gli chiede un autografo per un collega di lavoro), un matrimonio impossibile e la dichiarazione della propria omosessualità (Sono stufo di scappare da quello che sono). 

Con la gente che intanto paga per vedere Elton John mentre quel ragazzino timido con gli occhiali si riaffaccia prepotente dal fondo di una piscina vestito da astronauta a salvare la star nella sequenza più bella del film. Un film capace di sollevare lo spettatore dalle poltrone del cinema (proprio come avviene nella magnifica sequenza di Crocodile Rock) grazie ad un ritmo vertiginoso che non va mai a scapito della profondità dell’insieme. 

Non il solito biopic insomma ma un musical che richiama piuttosto quell’Across the Universe di Julie Taymor (2007) nel quale le canzoni dei Beatles si facevano vita e viceversa. Da non perdere. 

In sala dal 29 maggio distribuito da 20th Century Fox
      


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