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venerdì 24 maggio 2019
di Cristina Giovannini
Quel giorno d’estate
Melodramma che attinge alla cronaca ambientato in una Parigi sotto attacco della minaccia islamica

La perdita di una persona cara in un attacco terroristico, la vita che cambia all’improvviso, il lutto da superare, i problemi pratici da affrontare e la malinconia che tutto pervade.

Attingendo alla cronaca più nera di questi nostri, oscuri tempi Quel giorno d’estate diretto da Mikhael Hers prende le mosse dall’ennesima carneficina del terrorismo islamico in un parco parigino per raccontare come le vite dei familiari di tutte quelle vittime innocenti vengano rimesse in discussione dopo un tale, tragico evento.

Protagonista della storia, modulata sui toni del melodramma, è David un giovane ancora un po’ immaturo che sbarca il lunario facendo lavoretti occasionali. Ha una sorella Sandrine, insegnante d’inglese single e una nipotina Amande di sette anni.
David e Sandrine sono stati cresciuti dal padre perché la madre, Alison inglese, se n’è andata quando erano ancora adolescenti. Da allora hanno troncato tutti i rapporti con la donna. David in particolare nutre un forte risentimento nei suoi confronti.
Durante l’estate David incontra Lena, trasferitasi a Parigi dalla provincia e tra i due ragazzi ben presto nasce un amore.
Quando tutto sembra andare per il meglio, una tragedia improvvisa scuote le loro esistenze.
Sandrine, infatti, ha organizzato un pic nic con degli amici in un parco della città ed è lì che avviene l’attacco terroristico in cui la donna perde la vita.
Oltre  allo shock e al dolore David si ritrova completamente solo, con una nipotina da accudire e a cui deve dare la triste notizia. I primi tempi sono molto duri per entrambi; ma poi David fa richiesta per l’affido.
Zio e nipote partono per Londra: Sandrine prima di morire aveva comprato dei biglietti per il torneo di tennis a Wimbledon. E’ in questa occasione che David incontra sua madre; dopo i primi imbarazzati momenti in cui si danno addirittura del lei, Alison (una irriconoscibile Greta Scacchi) fa la conoscenza di Amande che non aveva mai visto fin’ora. La vita sembra aprirsi a una nuova speranza in cui madre e figlio possano ritrovarsi e riunirsi.  

Il vuoto della perdita per una tragedia che è sia personale che collettiva, i ricordi che riaffiorano, la vita che, inevitabilmente va avanti anche se nulla sarà più come prima.
Quel giorno d’estate parla di due persone, un ragazzo ancora un po’ bambino cui presta il volto il bravo Vincent Lacoste e una bambina (strepitosa la piccola Isaure Multrier) che è diventata adulta anzitempo che insieme cercano di colmare il vuoto interiore che li opprime.

Una storia giocata soprattutto su elementi di vita quotidiana (bellissima la scena in cui David getta via lo spazzolino di Sandrine, mentre la bambina se ne accorge subito e pretende che lui lo rimetta al suo posto), scevra da approcci documentaristici quanto piuttosto densa di tutte le emozioni vissute via via dai personaggi.

In questo lento scorrere del tempo, ogni istante è carico di dolore, le persone sono attonite e frastornate, la città è presidiata dai militari.
Perché hanno sparato alla gente?” chiede innocentemente Amande.
Già perché?  
Noi tutti conosciamo bene la risposta ma avremmo preferito che anche il regista avesse osato di più visto l’impianto realistico scelto per il suo film e avesse trovato il coraggio di chiamare le cose con il loro nome piuttosto che glissare e lasciare tutto un po’ sospeso e nel vago.
Invece l’informazione censurata, ovvero l’origine di tutto quel dolore che scorre sotto i nostri occhi è dovuto a un attacco di matrice islamica, viene affidata in una brevissima sequenza, che può sfuggire allo spettatore meno attento, a un notiziario tv che riporta la cronaca del giorno.
Un film indiscutibilmente commovente e toccante ma che sceglie, volutamente, di non spiegare restando a mezz’aria perdendo così di credibilità e concretezza.

In sala dal 30 maggio 2019 distribuito da Officine UBU












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