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lunedì 13 maggio 2019
di Claudio Fontanini
BANGLA
Il sorprendente esordio alla regia di Phaim Bhuijan, giovane bengalese nato a Roma
Ecce bangla. Parafrasando l’esordio al lungometraggio di Nanni Moretti del ’78, diventato col tempo un vero e proprio film di culto giovanile, ecco quello originale e divertito di un giovane originario del Bangladesh ma nato e cresciuto in Italia che porta sullo schermo le proprie esperienze di vita (sceneggiatura scritta a quattro mani con Vanessa Picciarelli) in una commedia sentimentale, fresca ed arguta.

Phaim Bhuijan vive con la sua famiglia a Torpignattara- il quartiere multietnico di Roma- lavora come stewart in un museo e suona in un gruppo musicale. L’incontro folgorante con Asia (l’ottima Carlotta Antonelli all’esordio sul grande schermo dopo varie partecipazioni a serie tv) una bella ventenne italiana e alternativa,  lo porta a sfidare i precetti dell’Islam e a mettersi in gioco. Vivere secondo le regole inviolabili o fuori dagli schemi? Seguire i precetti religiosi o i desideri sessuali? 

In una esilarante gara di volontà e resistenza, Phaim si aggira per le strade di Torpignattara tra palazzi scrostati e murales (Mi piace la Street Art perché invecchia come le persone dice Asia osservando l’enorme disegno sulla facciata di un palazzo), moderni beershop e frutterie aperte 24 ore (Ma perché i bangladesi usano la sciarpa come cappello per proteggersi dal freddo?), concerti dal terrazzo, spacciatori che dispensano pillole di filosofia e amici che se ne vanno a Londra in cerca di fortuna. 

E intanto i sogni erotici s’infittiscono (da applausi il primo bacio con promessa di masturbazione) mentre in famiglia una madre autoritaria (E’ come la Corea del Nord) e una sorella promessa sposa non aiutano a sopportare la vita in quella zona di frontiera dove si mescolano l’odore di lasagne e quello del kebab (Un’esperienza psichedelica). 

Tra cicatrici e fobie da film horror (Ho visto solo Lo squalo dice timido Phaim ad Asia), proverbi e ubriacature, chat e famiglie allargate (magnifico Pietro Sermonti nei panni del padre di Asia con la ex moglie che ho lasciato per una donna) Bangla evita accuratamente le pastoie del politicamente corretto e i ricatti ideologici senza tralasciare di mettere in scena problematiche sociali e integrazione (il corridoio italiano). 

Tutto naturale, vero, partecipato in un film dove il futuro non esiste (E’ il presente che è un gran casino dice Phaim nel bel finale) e contano l’attimo, l’occasione della svolta, il qui e ora di un musulmano praticante che cerca la propria strada in quel coloratissimo mix culturale. Un piccolo miracolo di libertà espressiva e di misura nel quale si sorride, ci si interroga e si riflette. Perché la faccia di quel cappuccino mezzo bangla e mezzo italiano (così si autodefinisce Phaim a inizio film) è la nostra. 

In sala dal 16 maggio distribuito da Fandango                


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