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lunedì 29 aprile 2019
di Claudio Fontanini
I FRATELLI SISTERS
Due coppie di uomini in viaggio nel magnifico film di Audiard premiato a Venezia
Per la prima volta fuori dalle sue predilette periferie urbane e alle prese con un film in lingua inglese, Jacques Audiard si cimenta- ribaltandolo- col genere, in un western insolito e intimista servito da quattro attori in stato di grazia. Presentato in concorso all’ultima Mostra di Venezia (meritatissimo Leone d’Argento per la miglior regia), I fratelli Sisters
Per la prima volta fuori dalle sue predilette periferie urbane e alle prese con un film in lingua inglese, Jacques Audiard (Sulle mie labbra, Il profeta, Dheephan) si cimenta- ribaltandolo- col  genere, in un western insolito e intimista servito da quattro attori in stato di grazia. 

Presentato in concorso all’ultima Mostra di Venezia (meritatissimo Leone d’Argento per la miglior regia), I fratelli Sisters (titolo ironico che si diverte a giocare sulla virilità dei protagonisti) mette in scena conflitti familiari irrisolti e utopie sociali, traumi infantili e sogni di nuove vite in un doppio confronto al maschile. Quello di due coppie in viaggio (una in fuga, l’altra sulle loro tracce) divise tra la corsa all’oro (siamo nell’America del 1851) e una spietata caccia all’uomo. 

Assoldati dal losco Commodoro (un Rutger Hauer che appare muto in due rapide sequenze), i due protagonisti del titolo (i magistrali Joaquin Phoenix e John C.Reilly) sono due bounty killer agli antipodi. Irruento e dedito alla bottiglia il primo, introverso e riflessivo il secondo, devono trovare uno scienziato che vede nel futuro (Questo mondo è un abominio dice l’ottimo Riz Ahmed che sembra avere in tasca la formula per far brillare le pepite d’oro che riposano nel letto dei torrenti). 

Peccato che a trovarlo prima dei due pistoleri arrivi un detective scribacchino (Jack Gyllenhaal) che finirà per instaurare con l’esploratore una nuova alleanza basata su crescita spirituale e abbattimento della logica del profitto (la meta è un falansterio in Texas). L’incontro finale a quattro riserverà sorprese…

Aperto da una magnifica sparatoria al buio che presenta i due fratelli all’opera, il film di Audiard miscela a meraviglia ironia e riflessioni filosofiche, azione e natura in 120’ che appagano occhi, cuore e testa. Tra formule divinatorie e confessioni a cavallo (Non hai paura di riprodurti? Abbiamo il sangue malato noi dice Charlie al fratello segretamente innamorato di una maestrina lontana), prostitute da saloon e inattese scoperte (irresistibile John C. Really alle prese con lo spazzolino da denti), ragni in bocca, città che nascono dal nulla e uno scialle rosso a ricordo di un amore, I fratelli Sisters diverte ed emoziona in un viaggio di scoperte e conoscenze- dall’Oregon alla California- che diventa vera e propria odissea sentimentale. 

Un film su chi siamo e su cosa vorremmo essere che tra incubi notturni e dialoghi tarantiniani mette alla berlina le abitudini del West e ricorda la violenza dei padri fondatori (come succedeva nel bellissimo A History of violence di Cronenberg). 
Un vero e proprio romanzo epico di formazione (il film è basato su Arrivano i Sister, il romanzo del 2011 di Patrick deWitt) che rovescia anche la logica del duello finale (qualcuno morirà prima e bisogna anche chiudere la bara…) finendo dritto fra le braccia di affetti familiari mai dimenticati. Per ricominciare da quello che si è perso. Da non perdere.    



In sala dal 2 maggio distribuito da Universal Pictures


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http://www.universalpictures.it

 
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