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domenica 7 aprile 2019
di Cristina Giovannini
L’UOMO FEDELE
Luois Garrel dirige ed interpreta un delicato ed ironico mènage à trois
Un uomo conteso da due donne in un bizzarro mènage à trois. E’ questa la scarna (solo in apparenza) premessa su cui Louis Garrel, enfant prodige del cinema francese qui alla sua seconda regia dopo Due amici del 2015, ricama una storia sui rapporti amorosi e dai contorni romantici ritagliandosi il ruolo principale, quello cioè come dal titolo de L’uomo fedele
Un uomo conteso da due donne in un bizzarro mènage à trois.

E’ questa la scarna (solo in apparenza) premessa su cui Louis Garrel, enfant prodige del cinema francese qui alla sua seconda regia dopo Due amici del 2015, ricama una storia sui rapporti amorosi e dai contorni romantici ritagliandosi il ruolo principale, quello cioè come dal titolo de L’uomo fedele.

Meglio conosciuto alle cronache per il suo recente matrimonio con Laetitia Casta che, ovviamente,  è sua co-protagonista nel ruolo di Marianne, Garrel  focalizza la sua attenzione sui risvolti e sulle sfumature che sottendono alle relazioni sentimentali.   

L’affascinante Abel viene scaricato da Marianne, sua compagna, che gli annuncia all’improvviso di essere incinta di Paul, il miglior amico di Abel. Così l’uomo fa le valige e riprende la sua vita. Dopo otto anni incontra di nuovo la donna al funerale di Paul, deceduto anzitempo e fa la conoscenza del figlio di lei Joseph. Questo tragico evento si rivela in realtà di buon auspicio: Abel e Marianne tornano insieme. Così facendo, però, suscitano la gelosia di Joseph e soprattutto di Eve, la sorella di Paul, da sempre segretamente innamorata di Abel.

Commedia delicata, a tratti divertente il film di Garrel, scritto insieme allo sceneggiatore premio Oscar Jean Claude Carrière, esplora in modo asciutto, senza scadere nel cinismo, situazioni amorose al limite del paradossale; indaga con ironia sulle dinamiche dell’amore e di coppia, tra incontri, seduzione e gelosie attraverso siparietti gustosi grazie anche a dialoghi mai banali. Il suo Abel volutamente imbambolato sembra un pesce fuor d’acqua, che si lascia travolgere dagli eventi e dagli umori delle sue pretendenti, piuttosto che esserne artefice. 

Il regista sceglie, volutamente, di mantenere sotto traccia  emozioni e sentimenti dei suoi personaggi preferendo affidarne la descrizione a voci fuori campo. Espediente sicuramente efficace a tale scopo ma che spesso adombra una padronanza del mezzo ancora incerta.    

Nel complesso l’operazione funziona, il film pur nella sua brevità (solo 75 minuti, una vera rarità attualmente) è esauriente e gli attori se la cavano bene, soprattutto Lily-Rose Depp molto convincente nel ruolo della capricciosa ed instabile Eve.

In sala dall’ 11 aprile 2019 distribuito da Europictures.it

 


 



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