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lunedì 1 aprile 2019
di Claudio Fontanini
NOI
Un grande horror che riflette sulle esistenze riflesse e sul sogno americano
Primo posto in classifica con 70 milioni di dollari incassati al box office americano nel week end d’apertura (dopo la seconda settimana sono diventati 128 e 175 in tutto il mondo) e terzo miglior debutto di tutti i tempi per un film horror in Usa. Bastano questi numeri a sottolineare la portata di Noi, il secondo e prodigioso lungometraggio di Jordan Peele che arriva a due anni di distanza da Get out, Oscar per la miglior sceneggiatura
Primo posto in classifica con 70 milioni di dollari incassati al box office americano nel week end d’apertura (dopo la seconda settimana sono diventati 128 e 175 in tutto il mondo) e terzo miglior debutto di tutti i tempi per un film horror in Usa. Bastano questi numeri a sottolineare la portata di Noi, il secondo e prodigioso lungometraggio di Jordan Peele che arriva a due anni di distanza da Get out, Oscar per la miglior sceneggiatura. 

Una didascalia iniziale rievoca i chilometri di tunnel sotterranei americani dentro i quali si nasconde qualcosa (impossibile non pensare all’Underground Railroad, l’itinerario segreto percorso dagli schiavi per fuggire verso gli Stati liberi), una bambina di colore osserva in tv, nel 1986, lo spot di Hands Across America, la manifestazione contro la povertà  che portò sei milioni di americani a comporre una vera e propria catena umana per le città e a raccogliere 35 milioni di fondi (peccato che l’amministrazione Reagan ne devolse solo 15 ai bisognosi…). 

Inizia così Noi (in originale Us ovvero la sigla di United States) che trasporta poco dopo quella ragazzina, che intanto ha conosciuto il suo doppio nella casa degli specchi di un luna park (Trova te stesso) sulla spiaggia di Santa Cruz, ai giorni nostri. 
Sposata con Gabe (Winston Duke) e madre di due ragazzi, Adelaide (la strepitosa Lupita Nyong’o in versione materna e spettrale) sale in macchina per una vacanza estiva nella vecchia casa in California dei genitori (con la macchina da presa che riprende dall’alto come nel vertiginoso inizio di Shining). 

Scherzi, risate e benessere familiare fino alla gita nella stessa spiaggia che ne segnò l’infanzia e che scatena l’inizio di una guerra psicologica e di nervi che odora di morte. Davanti alla casa dei Wilson si profilano infatti di notte, mute ed immobili, quattro figure che altro non sono che i loro doppelgänger (C’è una famiglia nel vialetto, avete paura di una famiglia? chiede Gabe cercando di tranquillizzare inutilmente moglie e figli). 

Ombre meccaniche minacciose in tuta rossa, dallo sguardo fisso e con un singolo guanto di pelle (occhio a Thriller di Michael Jackson…) che reclamano diritti dal passato e seminano terrore (Cosa siete? Americani!). L’altra faccia del sogno a stelle e strisce che si nutre sulla pelle di minoranze oppresse e assetate di vendetta sociale. Tra spaventose coincidenze e citazioni bibliche (Geremia 11:11), repliche di corpi e anime divise in due, conigli ingabbiati, forbici affilate e macabra ironia (I got 5 on it dei Luniz in distorsione progressiva), Noi riflette il senso di disagio e lo stato di precarietà del nostro tempo in un horror stratificato e ipertestuale che mette allo specchio l’America e le sue contraddizioni. 

I nemici non vengono dall’esterno ma sono dentro di noi, ci dice Peele, che cita Romero (La notte dei morti viventi) e Carpenter (Essi vivono) in un balletto di fantasmi nel quale ciò che non si vede è più vero del vero. Teso ed apocalittico, beffardo e sin troppo frettoloso nello scioglimento dell’enigma, il film di Peele è una lezione di storia aggiornata ai giorni nostri che ci ricorda le responsabilità e i soprusi compiuti da una nazione- mondo. 

Brividi assicurati e riflessioni politiche in un Home invasion di esistenze riflesse che ricorderemo a lungo e che riappacifica con un genere spesso colpevolmente sottovalutato. Da non perdere.  

In sala dal 4 aprile distribuito da Universal Pictures       


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http://www.universalpictures.it

 
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