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martedì 19 marzo 2019
di Claudio Fontanini
RICORDI?
Una lunga storia d’amore rievocata in soggettiva nell’opera seconda di Valerio Mieli
Deve avere un conto in sospeso con le storie d’amore Valerio Mieli che a dieci anni di distanza dal suo bell’esordio (il multipremiato Dieci inverni con l’accoppiata Michele Riondino- Isabella Ragonese) torna ad esplorare le dinamiche di coppia nel suo secondo lungometraggio passato alle Giornate degli Autori (Premio del pubblico) dell’ultima Mostra del cinema di Venezia
Deve avere un conto in sospeso con le storie d’amore Valerio Mieli che a dieci anni di distanza dal suo bell’esordio (Nastro d’Argento, Ciak d’Oro e David di Donatello per Dieci inverni con l’accoppiata Michele Riondino- Isabella Ragonese) torna ad esplorare le dinamiche di coppia nel suo secondo lungometraggio passato alle Giornate degli Autori (Premio del pubblico) dell’ultima Mostra del cinema di Venezia. 

Ma se nel film del 2009 la prospettiva era oggettiva e il racconto si succedeva nell’arco temporale del titolo in questo Ricordi? (l’interrogativo rimanda sia al sostantivo che al verbo) si punta tutto sulla soggettività e sui quadri mentali più che sullo snodo delle vicende. In un flusso emotivo sospeso in un tempo che confonde passato e presente (lode al montaggio di Desideria Rayner) un uomo e una donna senza nome (Luca Marinelli e Linda Caridi) rievocano i momenti salienti della loro avventura sentimentale attraverso le dinamiche psicologiche e le dissonanti associazioni visive che dal particolare arrivano all’universale. 

Con momenti già vissuti che diventano occasione di bilancio esistenziale ed emotivo e l’amore che si trasforma nel ricordo che forse mente. Dal primo incontro alla festa al mare (lui malinconico e silenzioso, lei allegra e vitale) ai ricordi d’infanzia (lui in colonia, lei che abbandona presto la casa dei genitori), dalla scelta della casa nella quale vivere insieme alle serate con la coppia di amici, dai tradimenti (effettivi e presunti) alla crisi (Non è colpa nostra, è cominciata a finire quando la nostra storia d’amore è iniziata dice lui) e, forse, ad un nuovo inizio. 

Un vero e proprio viaggio interiore con aspirazioni metafisiche al quale fa da modello il meraviglioso Se mi lasci ti cancello di Michel Gondry (2004) ma che Miele appesantisce oltre misura di simboli e dialoghi spesso più banali e forzatamente autoriali che realistici (Parliamo altrimenti le cose fanno il nido dentroLasciamoci prima che la poesia diventi pappa). Così tra vecchi filmini super 8 e cani  congelati nel freezer, risvegli in spiaggia e dichiarazioni d’amore surreali (Mi piace che sei felice e non sei scema! esclama stupito lui di fronte alla gioia di vivere della ragazza appena incontrata), bagni alle terme e cappelli rossi ritrovati, profumi annusati come madeleine proustiane e passeggiate al cimitero, il film di Mieli, coraggioso e inedito per stile e ambientazione, si rivela un esperimento cine-mentale solo in parte riuscito. 

Colpa di una mancata empatia coi due protagonisti che sembrano recitare sospesi a mezz’aria e indefiniti senza la rete di una sceneggiatura che li sostenga a dovere. Più convincente la Caridi, una sorta di Nicoletta Braschi giovane col sorriso stampato in faccia, del solito Marinelli prigioniero del suo personaggio in preda a insormontabili dilemmi esistenziali e ormai condannato ingiustamente a recitare sempre la stessa parte. 

Un film incompiuto, pieno di neve e nebbia, animali e tormenti, che vorrebbe cambiare toni e registri attraverso lo spostamento del punto di vista  ma che finisce per diventare prigioniero delle proprie immagini e di atmosfere alle quali non corrispondono dialoghi adeguati. Una sorta di archetipo sentimentale costruito nei pensieri e nella testa dei due protagonisti, una mappatura di ricordi (Il passato è passato, lasciamolo in pace sennò si consuma) che echeggia qua e là (o vorrebbe farlo) il cinema dell’incomunicabilità di Antonioni (ascoltando alcune battute ci è tornato  in mente il mi fanno male i capelli pronunciato dalla Vitti in Deserto rosso) e che, alla fine, fa rimpiangere l’opera prima di Mieli. Come Troisi meglio ricominciare da tre. 

In sala dal 21 marzo distribuito da Bim 


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