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lunedì 18 marzo 2019
di Claudio Fontanini
Peterloo
Un ritratto epico del sanguinoso evento del 1819 a Manchester firmato Mike Leigh
Con Ken Loach è uno degli ultimi depositari di quel cinema civile e politico in grado di credere che un fotogramma possa cambiare- in meglio- il mondo e ridefinire il concetto di umana solidarietà. Presentato in concorso all’ultima Mostra del cinema di Venezia, Peterloo, il nuovo film di Mike Leigh, è un ritratto epico dei poco noti fatti avvenuti a Manchester il 16 agosto 1819

Dalla battaglia di Waterloo-  con la Francia di Napoleone Bonaparte sconfitta dall’esercito britannico guidato dal Duca di Wellington- al massacro di St. Peter’s Field dove un pacifico raduno pre-democrazia popolato da 60.000 persone che chiedevano riforme politiche e protestavano contro i crescenti livelli di povertà venne sedato a colpi di sciabole e fucili dalla cavalleria e dall’esercito. 

Scritto e diretto dal regista di Segreti e bugie e Turner (in carriera per lui 16 candidature agli Oscar e due vittorie), Peterloo parla all’oggi con i mezzi, la tecnica e lo stile del cinema di ieri
Due ore e 34’ di oratorie accalorate, riunioni sindacali, dibattiti e comizi in un vero e proprio inno alla partecipazione e alla rivendicazione dei propri diritti. Si comincia con uno sperduto e terrorizzato giovane trombettiere inglese (David Moorst) che resta immobile e inerme di fronte alla devastazione del campo di battaglia di Waterloo e si finisce col suo funerale. 

In mezzo il tentativo del popolo, vessato da tasse insopportabili- specie dopo la fine della guerra- e malpagato sul lavoro (a Leigh basta il rumore assordante dei telai nella fabbrica a simboleggiare la disumanità e lo sfruttamento degli operai) di alzare la testa e organizzare la rappresentanza giusta in Parlamento. 
Un uomo, un voto. Con le assemblee popolari dei radicali moderati e degli agitatori estremisti alle quali partecipa, col padre e il fratello, quel giovane reduce senza lavoro mentre a casa la madre è scettica (La speranza è tutto ciò che abbiamo) e le bocche da sfamare sono tante. 

E mentre i giudici di Manchester infliggono pene severissime in processi sommari (i tre casi del film sono fatti veri e documentati), le spie governative fanno capolino da Londra, il Ministero degli Interni intercetta la posta sospetta e il Parlamento, dopo il lancio di una patata contro la carrozza reale (ma a Londra si parla di sasso o proiettile…) sospende i diritti dei cittadini abolendo l’Habeas Corpus Act- il pilastro della costituzione- riducendoli di fatto in schiavitù.

L’incontro dei radicali del Lancashire col facoltoso ed egocentrico oratore londinese Henry Hunt (un magnifico Rory Kinnear) porterà quest’ultimo sul palco della grande manifestazione che si sta organizzando. Senza armi o no? Un dilemma morale ed etico che indirizzerà il corso degli eventi a seguire e finirà per modificare l’atteggiamento verso la democrazia. 


Diritti, libertà e pugno di ferro della Legge in attesa che venga il tempo (ma è mai arrivato?) in cui si debba chiedere scusa agli operai come canta dolente una donna sul marciapiede di Manchester. Ma il coraggio è la salvezza e allora, ieri come oggi, la vera tragedia non è il buio ma aver paura della luce in una messinscena classica e pittorica che rievoca e ammonisce, emoziona e scatena la riflessione sulle sorti dell’umanità. 

Con una bella pagina di giornalismo sul campo (i fatti rappresentati hanno giocato un ruolo importante nella fondazione del quotidiano The Guardian e il titolo del film è lo stesso di quello dato dai giornalisti dell’epoca dopo la carneficina di St.Peter’s Field paragonata a Waterloo) e il soffio benefico del vento della rivoluzione. 
Perché il mondo ricominci da capo film come questo andrebbero proiettati nelle scuole e tenuti a mente a lungo. Meno tecnologia e più storia. Per non dimenticare

In sala dal 21 marzo distribuito da Academy Two     


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