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domenica 10 marzo 2019
di Claudio Fontanini
MOMENTI DI TRASCURABILE FELICITA’
Luchetti porta sullo schermo i due volumi di Piccolo per un bilancio esistenziale in sospensione
Lo yoga e l’Autan sono in contraddizione? La luce del frigorifero si spegne veramente quando lo chiudiamo? Perché il primo taxi della fila non è mai davvero il primo? Scritto dal regista di Mio fratello è figlio unico e da Francesco Piccolo, l’autore dei due libri ai quali è ispirato, Momenti di trascurabile felicità di Daniele Luchetti sembra poggiare su un materiale anticinematografico
Lo yoga e l’Autan sono in contraddizione? La luce del frigorifero si spegne veramente quando lo chiudiamo? Perché il primo taxi della fila non è mai davvero il primo? Perché i martello frangi vetro è chiuso spesso dentro una bacheca di vetro? E la frase: ti penso sempre, ma non tutti i giorni, è davvero bella? 

Sono alcune delle paradossali domande che popolano Momenti di trascurabile felicità e Momenti di trascurabile infelicità, i due libri di successo di Francesco Piccolo ai quali si ispira il nuovo film di Daniele Luchetti. Scritto dal regista di Mio fratello è figlio unico e dallo stesso autore dei due best sellers, Momenti di trascurabile felicità (si è scelto il titolo più accattivante ed ottimista) sembra poggiare su un materiale anti narrativo (Di tutti i libri che ho scritto i due Momenti mi sembrava fossero i più lontani dal poter diventare film dice Piccolo nelle note) non poggiandosi su una vera trama ma su sensazioni e stati d’animo che si fanno bilancio esistenziale. 

A dare una cornice e un movimento cinematografico al tutto ecco ad inizio film la morte del protagonista, un ingegnere distratto e libertino (Pif), sposato con una disegnatrice (Thony) e padre di due figli. 
Una bravata pericolosa con lo scooter, l’incidente fatale ed eccolo catapultato in Paradiso dove un funzionario dell’area celeste (Renato Carpentieri) gli comunica che nella sua pratica di accesso c’è un errore. Potrà tornare sulla Terra per 1h32’, sotto la sua sorveglianza, per sistemare le cose incompiute e salutare per l’ultima volta tutto quello che dovrà perdere. 

Inizia da qui una sorta di film in sospensione tra passato, presente e futuro che non sempre trova i toni giusti ma che trasmette un insolito senso di malinconica allegria. Tra fissazioni e centrifughe allo zenzero, tir di assorbenti e tradimenti (l’incanto delle donne da sabato sera che svanisce la domenica mattina), punti di equidistanza e baci in piscina, dettagli rivelatori e passaggi a livello, il film di Luchetti- ambientato in una Palermo luminosa e poco stereotipata- sembra versione aggiornata e corretta di Anni felici (2013) nel quale rievocava il burrascoso ménage familiare della coppia Kim Rossi Stuart- Micaela Ramazzotti

Così anche qui, seppure i modi e le caratteristiche dei personaggi divergono, si tenta di mettere insieme i pezzi di un puzzle affettivo attraverso momenti intimi e scenette surreali che tracciano la rotta di un destino inconsapevole. Agile, elegante e frammentario, il film di Luchetti scivola sul finale consolatorio e accomodante sulle note di Celentano e sconta la recitazione piatta e monocorde di Pif- al suo primo film da protagonista solo come attore-  che nelle vesti di un uomo medio senza slanci non regala emozioni e non favorisce l’immedesimazione dello spettatore. 

A dare calore e umanità al film contribuiscono invece assai bene il sempre bravo Carpentieri e l’eclettica Thony, scoperta come attrice da Virzì in Tutti i santi giorni e qui alle prese con un ruolo sfaccettato al quale regala spessore e umanità.  


In sala dal 14 marzo distribuito da 01


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http://www.01distribution.it

 
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