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lunedì 4 marzo 2019
di Claudio Fontanini
Cocaine- La vera storia di White boy Rick
L’incredibile storia vera del più giovane informatore della storia dell’FBI
A 14 anni vendeva armi di contrabbando col padre, un anno dopo è stato il più giovane informatore della storia dell’FBI, a 17 è diventato un trafficante di cocaina e nel 1987 è stato condannato all’ergastolo. Uscito nel 2017, dopo 30 anni di prigione, vive tuttora in libertà vigilata. 

E’ l’incredibile storia di Richard Wershe jr. che rivive sullo schermo in Cocaine del franco-inglese  Yann Demange alla sua seconda regia dopo il durissimo ’71 del 2014. Soprannominato White boy Rick e figlio di Richard (Matthew McConaughey), un uomo che mentre traffica in armi sogna di aprire una videoteca e dargli un futuro onesto, questo ragazzotto di Detroit dalla faccia pulita (a impersonarlo è l’esordiente Richie Merritt) si ribella al proprio destino entrando nel giro che conta. 

Dopo aver perso la madre e la sorella tossica (entrambe fuggite da quella casa e da quella vita senza prospettive) verrà assoldato dall’FBI (nei panni dell’agente al comando dell’operazione c’è la sempre intensa Jennifer Jason Leigh) per stanare un giro sospetto di droga e fare da corriere. Tra rappresaglie e federali corrotti (Siamo a Detroit, se non prendi una bustarella prendi una fregatura), smanie di grandezza e trasferte a Las Vegas, baci al drive in e macchine rubate al nonno (Bruce Dern), giacche da matrimonio e inattese paternità, la storia di questo Donnie Brasco adolescente vira verso il crimine quando l’FBI lo scarica dopo un sanguinoso conflitto a fuoco. 

E così questo ragazzino che cammina con un papero gigante giallo in braccio da regalare alla sorella e una pistola in tasca a simboleggiare la sua doppia vita, diventa la metafora della perdita dell’innocenza di un’intera nazione. Perché alla visione paterna del sogno americano si sostituisce in maniera errata quel siamo leoni non agnellini che non è sintomo di resilienza ma di prevaricazione. 

Con un escalation di violenze che lo porterà fino alle labbra della bellissima donna del boss nel frattempo in carcere e a pagare definitivamente i conti con una giustizia in cerca di capri espiatori. Teso, incalzante ed inedito per la prospettiva giovanile, Cocaine è un buon film di genere che si sorregge soprattutto sulle robuste spalle di un ottimo Matthew McConaughey sempre più capace di dominare personaggi problematici e poco ortodossi. 

Peccato per qualche evitabile forzatura visiva (l’operazione a cuore aperto con tutti i parenti che assistono)  e per alcuni passaggi narrativi sin troppo sommari. Colonna sonora da urlo (musiche originali di Max Richter) e finale amaro. Perché non sempre le buone idee sono come il vino e migliorano col tempo.       


In sala dal 7 marzo distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia


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