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martedì 29 gennaio 2019
di José de Arcangelo
Il primo re
La nascita di Roma nel coraggioso film di Rovere parlato in proto latino
Ambizioso e realistico, cupo e violento, Il primo re di Matteo Rovere ricostruisce, attraverso il mito e la leggenda, la nascita di Roma, prendendo spunto dagli scritti di Livio, Plutarco e Ovidio, ovviamente, storici solo in parte. Una sorta di anti-kolossal inedito nel cinema italiano – tra fango, sangue e sudore, violenza (eccessiva anche se vera) e sentimenti -, se dimentichiamo il filone mitologico anni Sessanta che, tra Ercole e Maciste, sfornò un Romolo e Remo firmato Sergio Corbucci (1961), ispirato alla leggenda, appunto, e restandone fedele.

La leggenda di Romolo e Remo – dice Rovere alla presentazione romana del film - pur lontanissima nel tempo, ha qualcosa di molto vicino a noi. E’ una materia solo apparentemente semplice, lineare, ma che racchiude in realtà un’enorme quantità di simboli e significati, che fondono l’origine della nostra civiltà con qualcosa di intimo e insieme complesso, ineffabile forse, ma che sicuramente guarda dentro tutti noi”.

Un film dalla pre-produzione molto lunga portata avanti dal regista con gli sceneggiatori Filippo Gravino e Francesca Manieri, visto che tratta di un mito che il cinema non aveva mai affrontato prima dal punto di vista emotivo. Infatti, non è stato facile trovare una produzione adatta (lo stesso Rovere e Andrea Paris per Groenlandia con Rai Cinema e coprodotto dai belgi Joseph Rouschop e Jan-Yves Roubin per Gapbusters in associazione con Luca Elmi per Roman Citizen).

Ricostruzione minuziosa di un mondo antico portatore di morte, un destino che riguarda un uomo, che non ha chiesto di viverlo. Due fratelli gemelli, soli, nell’uno la forza dell’altro, in un mondo antico e ostile sfideranno il volere implacabile degli Dei.

Raccontiamo una storia che è alla base della nostra civiltà – afferma l’autore -, un mito che contiene elementi dell’oggi: la costruzione di un ordine e di un imperialismo, sul come ogni società si fondi sulla coercizione dell’altro, e anche sulla nascita della politica e sul rapporto col divino.

Ho sempre pensato che si tratti della storia d’amore profondo tra due fratelli – afferma Alessandro Borghi, protagonista nel ruolo di Remo - sono due pecorari che cercano di sopravvivere in un mondo che viene travolto da eventi naturali e che li costringe a scegliere.
Ho pensato a lungo alla condizione umana – afferma l’altro protagonista Alessio Lapcice che è Romolo - che modifica le persone, non credo si tratti di uno buono e l’altro cattivo, ma di uno che asseconda l’altro.

Tania Garribba è la vestale Satnei, unica donna della storia, dice: si tratta della necessità di passare da due ad uno, alla monarchia, al bisogno di sintetizzare il ruolo in una sola persona. La funzione femminile è quella di fungere da tramite tra la comunità degli uomini e l’ordine cosmico, perché tutto nasce dal principio divino che la determina.

Come di consueto Rovere - autore dell’apprezzato Veloce come il vento - è per un cinema realistico – che sorprende attraverso la ricostruzione di una realtà portata agli estremi, dalla lingua al trucco e gli effetti speciali, dal rapporto col divino a quello con la natura – forse il più riuscito -, perché se la cornice e l’ambientazione sono ottime, mancano vere emozioni, sovrastate dall’avventura realistica, appunto, e dall’azione.

Il film uscirà solo al cinema (come recita il cartellone) anche se diverse piattaforme estere hanno voluto acquistarlo, è stato girato tutto in esterni ed è parlato in un proto latino (con sottotitoli), ovvero un latino arcaico ricostruito attraverso fonti contemporanee al periodo storico in cui si immagina che Romolo e Remo siano vissuti; frutto di un gruppo di semiologi dell’Università La Sapienza. Mentre armi e oggetti sono riproduzioni di reperti archeologici del periodo.



Nelle sale italiane dal 31 gennaio distribuito da 01 Distribution

L’AMBIENTAZIONE
Le location, tutte nel Lazio, fra paludi, greti di fiumi, montagne rocciose, foreste e boschi mediterranei, spiagge, saline, zone termali e sulfuree, sono: il parco regionale dei Monti Simbruini (cascate e laghetti), parco dei monti Lucretili, il monte Cavo (con la sua via sacra che già nell’VIII secolo a.C. veniva usata per raggiungere il tempio di Giove), il monte Ceraso, il parco di Vejo, l’Aniene e tutta la riserva annessa, la Riserva di Decima Malafede e del Circeo, la Riserva di Tor Caldara, vicino Anzio.



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