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domenica 27 gennaio 2019
di Claudio Fontanini
GREEN BOOK
Uno straordinario Viggo Mortensen nel film di Farrelly candidato a 5 Oscar
Una storia edificante e potente, una indimenticabile prova d’attori, un film drammatico e d’epoca che bilancia lacrime e sorrisi e segna una svolta creativa per il suo regista. Vincitore di 3 Golden Globe e candidato a 5 Oscar, Green book racconta 50 anni di amicizia tra un sanguigno e rozzo buttafuori (uno straordinario Viggo Mortensen ingrassato di 15 kg. che nell’edizione originale si esibisce in un esilarante italiano) e un elegante pianista
Una storia edificante e potente, una indimenticabile prova d’attori, un film drammatico e d’epoca- legato ai conflitti razziali- che bilancia lacrime e sorrisi e segna una svolta creativa per il suo regista. 

Presentato alla Festa del cinema di Roma, vincitore di 3 Golden Globe e candidato a 5 Oscar (film, attore protagonista, attore non protagonista, sceneggiatura originale e montaggio) Green book (il titolo si riferisce alla guida turistica pubblicata annualmente negli Stati Uniti dal 1936 al 1966 che elencava le strutture pubbliche che ammettevano e servivano clienti di colore) racconta 50 anni di amicizia tra un sanguigno e rozzo buttafuori italoamericano (uno straordinario Viggo Mortensen ingrassato di 15 kg. che nell’edizione originale si esibisce in un esilarante italiano condito da irresistibili parolacce) e un elegante pianista afroamericano (Mahershala Ali) nell’America degli anni ’60

Diretto con mano sicura da Peter Farrelly (Tutti pazzi per Mary, Amore a prima svista e Scemo & più scemo firmate in coppia col fratello Bob) e ispirato alla storia vera di Tony Lip, il padre di Nick Vallelonga- uno degli sceneggiatori con Brian Currie e il regista- Green book vola alto sulle ali di una trama che induce a vedere il mondo attraverso gli occhi e il cuore di un’altra persona. 

Apparentemente agli antipodi per caratteri e cultura, Tony e Don Shirley (Ali) viaggeranno on the road nell’America razzista e ferita tra umiliazioni e coprifuochi, discriminazioni e ipocrisie. 
Con quel musicista raffinato, colto e riservato che aveva studiato musica classica all’estero, che mette sotto contratto come autista per il suo tour quel tirapugni appena licenziato da uno dei migliori club di New York (Mi occupavo di pubbliche relazioni…dice mentendo Tony a Shirley al primo colloquio) in un lento avvicinamento tra i due (non conta la meta ma il viaggio) che si rivelerà proficuo per entrambi. 

Ed ecco che quei due mesi di lavoro si trasformeranno in un’amicizia eterna (nel 2013 i due morirono a tre mesi di distanza l’uno dall’altro). Bilanciando sapientemente dramma e umorismo, Farrelly fa sedere lo spettatore sulla Cadillac Coupe De Ville coi suoi protagonisti in un viaggio di conoscenza che fa della leggerezza stilistica il suo tratto. 
Ritratto di uomini e di un’epoca, Green book emoziona e diverte in un susseguirsi di incontri rivelatori e sapienti ritratti. 
Tra polli fritti mangiati con le mani (e gettati dal finestrino dell’auto in corsa…) e gare di hot dog (Per 50 dollari ne mangio 26 dice Lip a corto di soldi ad inizio film), vestiti in vetrina impossibili da provare e pietre di giada, lettere d’amore scritte sotto dettatura (nel ruolo della moglie di Lip c’è l’ottima Linda Cardellini) e gabinetti vietati (Se non sono abbastanza nero per te e abbastanza bianco per loro io chi sono? si chiede sconsolato Shirley confessandosi a Tony dopo essersi visto vietare l’uso della toilette della villa nella quale si esibisce per l’aristocrazia bianca), bottiglie di whisky bevute in solitaria e pianoforti selezionati, nottate in carcere e pistole immaginarie (o forse no), il magnifico film di Farrelly parla di ieri (e di oggi) invitando alla coesistenza e all’avvicinamento reciproco in quello che diventa un vero e proprio inno alla diversità e all’arte dell’incontro

Ma il film non sarebbe lo stesso senza i due indimenticabili protagonisti che interpretano, rovesciandoli, i ruoli di A spasso con Daisy (1989) . Qui c’è un bianco alla guida e un nero seduto sul sedile posteriore (nel film di Beresford, Morgan Freeman era l’autista della vedova ebrea Jessica Tandy) di un’automobile-mondo dentro la quale emergono conflitti e dissapori che si fanno progresso attraverso la dialettica dei sentimenti. Lode alle scenografie di Tim Galvin e ai costumi di Betsy Heimann. Da non perdere

In sala dal 31 gennaio distribuito da Eagle Pictures e Leone Film Group


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http://www.eaglepicture.com
http://www.leonefilmgroup.com

 
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