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venerdì 11 gennaio 2019
di Claudio Fontanini
MIA MARTINI- IO SONO MIA
Il biopic di Riccardo Donna sulla cantante alla quale dà anima, corpo e voce una grande Serena Rossi
Un anno dopo il controverso biopic su Fabrizio De André (Il principe libero) tocca stavolta alla vita artistica ed umana di Mia Martini in un progetto produttivo che ricalca il precedente anche nella fruizione trasversale dell’evento. Diretto da Riccardo Donna, Io sono Mia verrà presentato in anteprima sul grande schermo solo per tre giorni (14-15 e 16 gennaio) per poi andare in onda a febbraio su RaiUno e on line su Rai Play
Un anno dopo il controverso biopic su Fabrizio De André (Il principe libero) tocca stavolta alla vita artistica ed umana di Mia Martini in un progetto produttivo che ricalca il precedente anche nella fruizione trasversale dell’evento. Diretto da Riccardo Donna e prodotto dalla Eliseo Fiction di Luca Barbareschi in collaborazione con Rai Fiction, Io sono Mia verrà presentato in anteprima sul grande schermo solo per tre giorni (14-15 e 16 gennaio) per poi andare in onda a febbraio su RaiUno e on line su Rai Play

Non era semplice mettere in scena la parabola professionale e sentimentale di un’artista contraddittoria e libera e così i 100’ del film di Donna puntano più sull’aspetto emozionale e sentimentale che su una fedele ricostruzione della sua vita. Tanto più che due tasselli importanti di quel percorso pieno di colori ed ostacoli, imperfezioni e scelte controcorrente, non appaiono coi propri nomi (i due interessati hanno voluto così) ma solo evocati dalla sceneggiatura di Monica Rametta con la consulenza di Loredana e Olivia Berté

E così Renato Zero diventa Anthony (Daniele Mariani), un eccentrico cameriere di Formello che veste strano e diventa amico di Mimì e della disinibita e ribelle sorella Loredana (sullo schermo Dajana Roncione) e Ivano Fossati, il grande e tormentato amore della sua vita, appare nelle vesti di un fotografo (Maurizio Lastrico) incontrato per caso alla fine di un concerto alla Bussola di Viareggio

Note stonate di un biopic che offre il meglio nella ricostruzione d’epoca degli anni ’70 e ’80 (lode ai costumi di Enrica Barbano con le copie esatte degli abiti indossati da Mimì nei suoi spettacoli) e nella prodigiosa interpretazione di una Serena Rossi alla sua prova più convincente. Basta vederla inquadrata di spalle, nella prima sequenza, per ritrovare d’incanto la cantante che amava il jazz e Mia Farrow e che non volle mai scendere a compromessi col sistema discografico. 

Ipotizzando un’ intervista a Sanremo nel 1989 con una giornalista (Lucia Mascino) che ripiega sul rientro alle scene dell’interprete di Almeno tu nell’universo (il brano scritto da Lauzi e Fabrizio col quale Mia Martini si ripresentò in gara a sei anni dal suo ritiro) dopo l’impossibilità di arrivare a Ray Charles, il film di Riccardo Donna ripercorre la storia dell’artista calabrese sempre in bilico tra crisi esistenziali e traguardi professionali

Le canzoni di Ella Fitzgerald cantate davanti allo specchio della sua cameretta a 13 anni e il burrascoso rapporto col padre che ne contrasta le ambizioni, il trasferimento a Roma negli anni ’70 con madre e sorella e l’incontro col manager Crocetta (l’ottimo Antonio Gerardi) che le spiana la strada verso il successo, le serate al Piper e un nuovo autore che scrive d’amore e che dimostra di conoscerla meglio di chiunque altro (Franco Califano interpretato da un ottimo Edoardo Pesce), una vecchia storia di droga e i primi pregiudizi emarginanti che in seguito la costringeranno al ritiro, la precisione maniacale sul lavoro e in sala d’incisione (Ci sono troppe p dice la Martini insofferente all’autore Bruno Lauzi mentre incide Piccolo uomo) e l’innamoramento per l’uomo della sua vita (L’amore è un lusso ed è invadente, sempre), l’ascesa, la caduta e la rinascita di una donna con la sigaretta sempre in bocca e la postura della testa inclinata mentre cantava e soffriva. 

E poi ancora le confidenze e i consigli affettuosi dell’amica Alba (Nina Torresi), l’operazione alle corde vocali (La voce è il canale dove somatizzi il dolore le dice il medico) e la rinuncia alla tournèe canadese con Charles Aznavour, una serie di sfortunati incidenti che alimentano il vento della calunnia e le esibizioni in sagre e feste paesane (in una scena che ricorda quella con il Servillo-Califano de L’uomo in più di Sorrentino) per pagarsi l’affitto della casa e la  pesante penale dovuta alla casa discografica dopo la rescissione del contratto. 

Sensibile e cocciuta, intransigente e mai pacificata, la Mia Martini incarnata da Serena Rossi è il ritratto sincero di una donna appassionata che ha messo l’arte al centro del suo mondo (Se non canto non vivo) e che ha percorso invano la strada verso la felicità. Dopo l’interpretazione mimetica di Almeno tu nell’universo a Tale e quale show, Serena Rossi dimostra di saper cogliere lo spirito autentico e l’essenza dell’interprete di Padre davvero (A volte i figli devono uccidere i padri le dirà il manager presentandogli il testo) e di E non finisce mica il cielo

Coi suoi cappelli in testa, quell’aria malinconica e smarrita e una vocalità unica, Mia Martini rivive per 100’ nell’interpretazione di una Serena Rossi in stato di grazia. Con la forza e l’urgenza del cantato che prevale su un racconto che alterna emozionanti riflessi di solitudine allo specchio a scene un po’ sommarie da grande platea televisiva. 

In sala il 14.15 e 16 gennaio distribuito da Nexo Digital   


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