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lunedì 7 gennaio 2019
di Claudio Fontanini
NON CI RESTA CHE IL CRIMINE
Giallini, Gassmann e Tognazzi catapultati nel passato nel nuovo film di Massimiliano Bruno
La prima commedia italiana del 2019 omaggia nel titolo Troisi e Benigni e contamina fantastico e poliziottesco anni ’70 in un curioso mix di battute ed azione che forse promette un sequel.
Diretto da Massimiliano Bruno, Non ci resta che il crimine vede tre improbabili amici letteralmente catapultati negli anni ’80 attraverso un cunicolo spazio temporale
La prima commedia italiana del 2019 omaggia nel titolo Troisi e Benigni e contamina fantastico e poliziottesco anni ’70 in un curioso mix di battute ed azione che forse promette un sequel. 
Diretto da Massimiliano Bruno (che si ritaglia anche un ruolo da attore) e sceneggiato dal regista con Andrea Bassi, Nicola Guaglianone e Menotti, Non ci resta che il crimine vede tre improbabili amici, che hanno fatto dell’arte dell’arrangiarsi uno stile di vita, letteralmente catapultati negli anni ’80 attraverso un cunicolo spazio temporale. 

Ed ecco il simpatico terzetto (Alessandro Gassmann, Marco Giallini e Gianmarco Tognazzi) in abiti d’epoca, jeans a zampa, giubbotti di pelle, stivaletti e Ray-Ban specchiati ritrovarsi faccia a faccia con Renatino De Pedis (Edoardo Leo, per la prima volta in un ruolo da cattivo) nei giorni dei gloriosi mondiali di calcio in Spagna. Proprio quel capo della Banda della Magliana che ai giorni nostri avevano sfruttato per attirare turisti attraverso un tour nei luoghi dell’organizzazione malavitosa romana. 

Ritornare al futuro non è possibile e allora tanto vale sfruttare l’occasione per fare un po’ di soldi con la conoscenza dei risultati delle partite attraverso le scommesse clandestine. Ma qualcosa va storto e mentre c’è chi s’innamora della donna del boss (Ilenia Pastorelli in versione sexy) e chi non vede l’ora di sparare…a salve, c’è anche chi s’ingegna per rubare il tesoro della banda custodito nella Basilica di Sant’Apolinnare… 

Inizia lento e macchinoso il nuovo film di Bruno che regala invece momenti divertenti nel confronto-scontro tra il nostro tempo e gli anni ’80 in un gioco di rimandi vintage e look stravaganti. 
Tra ghiaccioli tricolore e sigarette elettroniche, fedi risucchiate e Commodore 64, soffiate e nuovi successi (Gassmann canta Sole, cuore, amore di Valeria Rossi e la Pastorelli crede sia un pezzo dei Ricchi e Poveri), extrasistole curate a strisciate di cocaina, rapine vestiti da Kiss, incontri con se stessi bambini e la Pastorelli che balla con la tutina aderente di Heather Parisi in Fantastico, Non ci resta che il crimine viaggia nel tempo con esiti discontinui nel tentativo, solo in parte riuscito, di miscelare Ritorno al futuro a Romanzo criminale. Con gli zoom sui primi piani, le riprese deformanti dal basso e lo split-screen (lo schermo diviso a metà) a sottolineare la confezione di un film venuto dal passato

Il buon affiatamento degli attori (il migliore ci sembra Gianmarco Tognazzi per varietà di toni ed espressività) e il sound d’epoca contribuiscono alla piacevole visione di un film d’evasione (è proprio il caso di dirlo) senza troppe pretese che ha il demerito di scivolare in un sottofinale spalmato d’inutile sentimentalismo.  

In sala dal 10 gennaio distribuito da 01        


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