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lunedì 24 dicembre 2018
Claudio Fontanini
MOSCHETTIERI DEL RE
Veronesi dirige un quartetto di attori affiatati ma la sceneggiatura latita
D’Artagnan (Pierfrancesco Favino) è un allevatore di bestiame sgrammaticato che sfoggia un improbabile francese, Porthos (Valerio Mastandrea) è un locandiere drogato che coltiva erbe per produrre laudano, Athos (Rocco Papaleo) è un castellano lussurioso appena lasciato dalla terza moglie (Se n’è andata con la seconda…) e Aramis (Sergio Rubini) un abate indebitato rinchiuso in un convento per sfuggire ai creditori
D’Artagnan (Pierfrancesco Favino) è un allevatore di bestiame sgrammaticato che sfoggia un improbabile francese, Porthos (Valerio Mastandrea) è un locandiere drogato che coltiva erbe per produrre laudano, Athos (Rocco Papaleo) è un castellano lussurioso appena lasciato dalla terza moglie (Se n’è andata con la seconda…) e Aramis (Sergio Rubini) un abate indebitato rinchiuso in un convento per sfuggire ai creditori. 

Sono i quattro moschettieri di Giovanni Veronesi ispirati assai liberamente al secondo romanzo di Dumas (Venti anni dopo) e alle prese con gli acciacchi dell’età e le ristrettezze economiche. 
Supereroi in cappa e spada, cinici e disillusi, richiamati in servizio dalla Regina Anna (Margherita Buy) per salvare la Francia dalle trame ordite a corte dal perfido Cardinal Mazzarino (Alessandro Haber) con la cospiratrice Milady (Giulia Bevilacqua). 

Affiancati nelle loro gesta da un servo muto immune al dolore (Lele Vannoli) e da un’esuberante ancella (Matilda Gioli) quel che resta dei novelli moschettieri combatterà per la libertà dei perseguitati Ugonotti e per la salvezza del futuro Re Sole, il giovanissimo e dissoluto Luigi XIV (Marco Todisco). Tra realtà e fantasia (con un colpo di scena finale che spiega molte cose), farsa e avventura, il film di Veronesi- scritto dal regista con Nicola Baldoni- dà il meglio di se nella prima parte, quella della presentazione dei personaggi. In abiti d’epoca e facendo uso del dialetto, Favino, Mastandrea, Rubini e Papaleo si dimostrano affiatati e complici in questo rocambolesco ritorno al cinema di genere. 

Peccato che la sceneggiatura abbia il fiato corto e alle suggestive location (il film è stato girato in Basilicata con la Regione che ha sostenuto la produzione insieme alla Lucana Film Commission) non corrispondano situazioni al’altezza e una trama avvincente. 

Così, tra sovrane alcolizzate e occhiali controsole (nei panni di Cherie, una sorta di mister Q dei romanzi di Fleming su James Bond, c’è Luis Molteni), emorroidi e cavalli in fuga, saluti d’ordinanza e gomiti dello spadaccino, parole d’ordine difficili da memorizzare e confini chiamati Suppergiù, in Moschettieri del Re (sottotitolo La penultima missione: sequel in agguato…) il mix tra comico ed epico non sempre funziona a dovere rallentando il ritmo di una pellicola che sembra vivere più sulle trovate attoriali che sul plot. 

A vent’anni dal modesto Il mio west, Veronesi ritenta- stavolta con maggior fortuna- l’avventura nel passato in un film per famiglie buono per un pomeriggio di festa al cinema. Musiche originali firmate da Checco Zalone col suo gruppo (Si chiamano i Gratis Dinner perché mi invitano a cena e io non pago mai…ha detto l’attore pugliese) con inserti in colonna sonora di Prisencolinensinainciusol di Celentano e Moschettieri al chiar di luna di Paolo Conte sui titoli di coda.  

In sala dal 27 dicembre distribuito da Vision    


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http://www.visiondistribution.it

 
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