lunedì 10 dicembre 2018 ore 17:01   
Torna alla home page
 
Torna la home page Home Page La redazione Agenda Archivio notizie  Contatti 
 Aggiungi a preferiti 
 

Cerca nel sito



 

Mailing list

 Sesso: 
M F
 Età: 

indirizzo email

leggi regolamento


 

 

Realizzazione:
www. Siti.Roma.it

 

Home » Cinema » Recensioni  
lunedì 3 dicembre 2018
di Claudio Fontanini
Santiago, Italia
Il bel documentario di Nanni Moretti sul golpe militare cileno del ’73.
Dal golpe militare che rovescia il governo di Salvador Allende in Cile l’11 settembre 1973 all’Italia dei giorni nostri dove rispetto, tolleranza e integrazione sembrano diventati termini in disuso. E’ un’opera necessaria che parla di passato, presente e futuro Santiago, Italia, il bellissimo documentario di Nanni Moretti presentato al Torino Film Festival e adesso in sala. 

A tre anni di distanza da Mia madre, l’ultimo lavoro del regista romano, ecco un viaggio rigoroso, essenziale e toccante nel Cile che fu e in quello diventato di colpo dopo l’attacco militare guidato dal generale Pinochet e culminato col bombardamento al palazzo presidenziale della Moneda e il suicidio (forse) di Allende. Da un clima di festa totale e di un sogno ad occhi aperti a quello del terrore e delle retate dei dissidenti politici, delle torture e delle sparizioni. Il tutto raccontato attraverso le facce e le parole di chi c’era e ha vissuto sulla propria pelle quei drammatici giorni. 

Registi, artigiani, operai, avvocati, medici, traduttori, giornalisti e imprenditori (esclusi studiosi e storici) rievocano l’incubo ad occhi aperti con Moretti che intervista fuori campo (40 ore di girato ridotte sullo schermo a 80’) e appare soltanto una volta rivendicando la sua parzialità di fronte al racconto di un militare che sta scontando nel carcere di Punta Peuco una condanna per omicidio e sequestro di persona. 

Non un documentario militante ma piuttosto, senza retorica e intenti programmatici, il tentativo- riuscito- di delineare un tragico parallelo tra quei fatti brutali e il clima in atto nel nostro paese in questi giorni. Perché se l’ambasciata italiana in Cile divenne nel ’73 un rifugio sicuro per centinaia di cileni in fuga (scavalcando il muro di cinta alto due metri e grazie allo spirito umanitario di due giovani diplomatici, Piero De Masi e Roberto Toscano, col silenzio assenso del Ministro degli Esteri Aldo Moro che non rispose mai alle richieste formali di autorizzazione all’accoglienza provenienti da Santiago) quella di oggi appare agli occhi degli stessi un paese sempre più drammaticamente simile a quello dal quale scapparono. 

Con le testimonianze partecipi e sentite a ricordare come a contribuire a spezzare le ali a quel sogno di uomo nuovo, di cui aveva parlato Che Guevara, contribuirono i sodi americani che finanziarono importanti quotidiani e altri settori della destra cilena, prima per impedire l’elezione di Allende (poi avvenuta col 36% dei voti) e successivamente nella cospirazione e nella sedizione in Cile
E così la scommessa di un socialismo umanitario e democratico di Unidad Popular fu persa a colpi di arma da fuoco e senza resistenza, con Allende che evitò la guerra civile. 

Ed ecco la rievocazione dei centri di detenzione illegale (con lo stadio Nazionale che si trasformò in una prigione a cielo aperto per 7000 persone), l’annullamento dei quadri politici dell’opposizione e la famigerata Villa Grimaldi, covo della polizia segreta cilena e sede di atroci torture compiute magari da donne incinte che prima di seviziare le prigioniere chiedevano loro un aiuto per lavorare a maglia il golfino del proprio bebè in arrivo. 

E intanto gli intervistati si e commuovono ricordando l’Italia che fu. Era un paese meraviglioso dice uno di loro paragonando la propria condizione a quella di un migrante del Mediterraneo di oggi. 
Con l’Emilia rossa degli anni ’70 che offriva lavoro ai cileni, Roma che regalava solidarietà (si vede Gian Maria Volontè alla manifestazione del PalaEur), le assunzioni in regola e persino la possibilità di essere eletto delegato sindacale dei colleghi italiani sul lavoro. 

Sembra passato un secolo eppure allora c’era chi non faceva fatica a riconoscere in quelle facce da esuli le stesse che, magari 30 anni prima, erano andate a combattere  contro il nazifascismo. 
Partigiani in via d’estinzione in un mondo, quello di oggi, ormai votato all’annullamento della persona e dei diritti umani. Una corsa sfrenata al consumismo e all’individualismo spinto che sgomenta e annichilisce. 

Per fortuna, nella vita come sullo schermo c’è chi continua a resistere (sì, il cinema può ancora essere politico come insegna anche Ken Loach) e a ricordare che essere figli di due identità nazionali (come afferma una delle intervistate) è un valore assoluto e un patrimonio da non disperdere. Per tornare ad essere italiani fieri come in quel lontano ’73. Da non perdere.

In sala dal 6 dicembre distribuito da Academy Two  


Links correlati
http://www.academytwo.it

 
Segnala a un amico
Vi è piaciuto questo articolo? Avete commenti da fare?
Scrivete alla redazione
 












Foto dal web

Altri articoli di interesse
10-12
Cinema
Il testimone invisibile
di Claudio Fontanini
10-12
Cinema
LA DONNA ELETTRICA
di Claudio Fontanini
7-12
Cinema
Lontano da qui
di Cristina Giovannini
6-12
Cinema
Il castello di vetro
di José de Arcangelo
6-12
Cinema
La casa delle bambole
di José deArcangelo
3-12
Cinema
COLETTE
di Claudio Fontanini
26-11
Cinema
ADDIO A BERNARDO BERTOLUCCI
di Claudio Fontanini

 
© Cinespettacolo.it - Direttore Responsabile: Anna de Martino - Testata in attesa di registrazione al Tribunale di Roma