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sabato 17 novembre 2018
di Cristina Giovannini
Black Tide
Un noir pieno di mistero e ottimi interpreti

Un noir cupo ed imprevedibile fa da sfondo a una storia che affronta una serie di tematiche spinose come l’incesto, l’omicidio, la scomparsa di un adolescente, i rapporti conflittuali con i figli.
Tratto dal romanzo The missing file di Dror Mishani, sceneggiato e diretto dal francese Eric Zonca (La vita sognata degli angeli, Julia) Black Tide è un thriller psicologico corposo a base di mistero, suspance, poliziotti e indagini come nella migliore tradizione del genere.

Dany, figlio adolescente della famiglia Arnault è scomparso tornando da scuola. La madre, Solange, non si dà pace e denuncia il fatto alla polizia. Il caso è affidato a François Visconti un detective acuto ma con tanti problemi familiari, una moglie che lo ha appena lasciato e un figlio dedito allo spaccio di droga. Yanis Bellaile, vicino di casa degli Arnault e professore di ripetizioni di Dany, si offre come supporto nelle indagini. Che proseguono su più strade ma senza grande successo, mentre Visconti comincia a sospettare che Bellaile abbia qualcosa a che fare con la scomparsa del ragazzo. Ma nulla è come appare e solo dopo una serie di colpi di scena il mistero viene risolto.

Non sembra casuale la scelta di raccontare questa vicenda dai risvolti inquietanti in chiave noir perchè consente al regista di stemperare nella fiction una realtà sgradevole e bestiale e il meritevole risultato che ottiene è di riuscire a tenere incollato lo spettatore alla sedia fino alla fine.
Sorretto da una trama intricata quanto basta che si snoda come una partita a scacchi, costellata da false piste e colpevoli solo apparentemente tali il film di Zonca si muove attraverso un’umanità dolente e devastata relegando nell’angolo qualsiasi possibilità di speranza e di riscatto.

E tratteggia caratteri di sicuro impatto grazie a una scelta felice del cast.
Visconti è un superlativo Vincent Cassel, un poliziotto stanco e disilluso alle prese con una separazione e una vita andata a rotoli; aspetto trasandato, aria stropicciata, barba incolta, capelli unti, semi alcolizzato con indosso un impermeabile sdrucito ( l’ispettore Colombo docet) François Visconti, cui non difettano i modi rudi e metodi di indagine poco ortodossi, è comunque determinato a scoprire la verità a tutti i costi, sentendosi coinvolto anche emozionalmente in quanto padre.
A lui si antepone la figura del professore Yan Bellaile, un altrettanto superlativo Romain Duris, personaggio inquietante, dai tratti psicotici, ambiguo quanto basta per renderlo il sospettato numero uno; Yan fa del suo lavoro una missione e si rifugia nella storia di un futuro ipotetico romanzo da scrivere per sfuggire alla mediocrità della vita e far fronte alle violenze dell’esistenza.
I confronti tra i due, via via più incalzanti (Visconti è sempre più convinto che tra l’uomo e il ragazzo scomparso ci fosse qualcosa in più di un semplice rapporto professore allievo) sono alcuni dei momenti più memorabili del film.

Percorrendo sentieri opposti, attraverso vagabondaggi esistenziali, ma pur sempre disseminati da insidie, per arrivare alla chiave del mistero entrambi i due uomini raggiungeranno conclusioni del tutto errate e dovranno rivedere le loro valutazioni.
Ciò a causa di una donna, madre devota e afflitta (ottima prova per Sandrine Kiberlain nel ruolo di Solange) che porta sulle spalle il peso enorme di una verità inconfessabile di cui saremo resi partecipi nel finale a sorpresa.

In sala dal 22 novembre 2018 distribuito da Sun Film Group





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