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mercoledì 24 ottobre 2018
di Cristina Giovannini
Museo Folle rapina a Città del Messico
Un furto audace di due dilettanti ispirato da una storia vera
Due giovani annoiati e oziosi in cerca del loro momento di celebrità; un furto di reperti antichi tanto audace per le cronache quanto assurdo e maldestro nel risultato.
Museo Folle rapina a Città del Messico diretto da Alonso Ruizpalacios è un racconto beffardo, di un evento realmente accaduto, vincitore dell’Orso d’Argento per la migliore sceneggiatura al 64mo Festival di Berlino.

La stramba vicenda ha per protagonisti Juan e Benjamin due trentenni che vivono ancora in famiglia nel distretto di Satelite, versione messicana della periferia americana. Una vigilia di Natale decidono di mettere in atto un piano progettato da tempo: rubare dei preziosissimi reperti archeologici dal Museo Nazionale di Antropologia di Città del Messico.

Complice l’assenza della sicurezza per le feste natalizie i ragazzi portano a termine la rapina con successo ma è ciò che segue a cambiare le loro vite.
E’ solo il mattino seguente che realizzano la portata e le implicazioni del loro gesto di perfetti dilettanti. Partono allora per un viaggio attraverso il paese nel vano tentativo di ricettare la refurtiva che nessuno vuole perché troppo riconoscibile.

A metà strada tra commedia e dramma, senza tralasciare aspetti tipici del film on the road, vedi le rovine Maya di Palenque o la decadente Acapulco dove i protagonisti si recano con il loro scottante bottino, Museo è un film potenzialmente intrigante che delude però le aspettative appiattendosi sulla noia e la mancanza di ritmo, fatta salva la scena della rapina e alcuni scorci di vita familiare.
Si ha quasi l’impressione che tutta la storia sia funzionale all’attore protagonista e non il contrario; la presenza di Gael Garcia Bernal (La mala educacion, Babel, Amores Perros) conosciuto a livello internazionale, che interpreta con convinzione l’irrequieto Juan, funge piuttosto da specchietto per le allodole.
Così tra una citazione e l’altra di Castaneda, disquisizioni storico-archeologiche, elucubrazioni filosofeggianti ad effetto tipo: “Non sai mai quello che fai finché non lo perdi” (che è un pò il leit-motiv di tutta la storia), sensi di colpa ed irrisolti conflitti padre-figlio la pellicola risulta via via più appesantita anche da una durata eccessiva quanto inutile.  

In sala dal 31 ottobre 2018 distribuito da I Wonder Pictures





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