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venerdì 7 settembre 2018
di Claudio Fontanini
UNA STORIA SENZA NOME
Tra realtà e immaginazione il deludente film di Andò fuori concorso a Venezia 75
Una sceneggiatrice che lavora nell’ombra (una spaesata Micaela Ramazzotti), un anziano poliziotto in pensione (l’ottimo Renato Carpentieri) che indaga su una vecchio furto, un celebre quadro di Caravaggio (la Natività) trafugato dalla mafia a Palermo nel ’69 e una trama pericolosa che sembra scriversi da sola
Una sceneggiatrice che lavora nell’ombra (una spaesata Micaela Ramazzotti), un anziano poliziotto in pensione (l’ottimo Renato Carpentieri) che indaga su una vecchio furto, un celebre quadro di Caravaggio (la Natività) trafugato dalla mafia a Palermo nel ’69 e una trama pericolosa che sembra scriversi da sola. 

C’è molta (troppa) carne al fuoco in Una storia senza nome, commedia beffarda firmata da Roberto Andò e presentata fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia. Instradata dai suggerimenti (interessati?) di uno sconosciuto incontrato per caso (o forse no) Valeria, giovane segretaria di un produttore cinematografico (Antonio Catania) che lavora come ghost writer per il vanesio sceneggiatore Alessandro Pes (un cialtronesco Alessandro Gassman che omaggia il padre recitando una battuta de La grande guerra) inizia a stendere un nuovo soggetto. 

Si parla del furto, avvenuto 50 anni prima, di un celebre dipinto di Caravaggio e dopo l’iniziale sconcerto ecco che quei fatti, rielaborati dalla sua penna, iniziano a prendere nuova vita. Con tutte le conseguenze del caso se è vero che dietro quel plot si nascondono cimici ed aggressioni, rivelazioni e incroci pericolosi che finiranno per mettere a nudo la voglia di trasformazione della donna e la sottile linea rossa che divide la realtà dal potere dell’immaginazione

Le storie che ci raccontano non sono mai quello che sembrano dice il vecchio poliziotto alla protagonista mettendola in guardia. Come lui anche Andò gioca a dismisura col tema del doppio (ogni personaggio nasconde qualcosa) e col culto della segretezza in un film che vorrebbe omaggiare il fascino dell’artigianato cinematografico e finisce per confondere le idee allo spettatore. Colpa di una sceneggiatura sin troppo complicata (al film nel film si aggiunge il meccanismo della creazione artistica che trasfigura la realtà) e, soprattutto, di uno stile incerto sulla strada da intraprendere

Un po’ commedia, un po’ mistery, un po’ grottesco, il film di Andò si smarrisce ben presto sulla via di un malriuscito mix tra fatti reali e immaginari. Così, se la bella confezione e l’eleganza dei movimenti della macchina da presa potevano far pensare all’inizio ad una sorta noir sul fascino dell’impostura e sulla scia de La migliore offerta di Tornatore, la voglia di alleggerire e il bisogno di citare finiscono per soffocare il film e relegarlo in una terra di nessuno. 

Non bastano qualche colpo di scena telefonato e una riunione segreta tra politici spiati (nei panni del Ministro della Cultura ignorante c’è Renato Scarpa) a risollevare le sorti di uno strano film che promette molto e mantiene pochissimo. Una storia senza nome e un film senza autore verrebbe da dire alla fine

In sala dal 20 ottobre distribuito da 01  


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