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giovedì 28 giugno 2018
di Claudio Fontanini
L’ALBERO DEL VICINO
Una guerra dove il campo di battaglia è la propria casa nel bel film islandese
A cosa può portare un semplice battibecco col vicino di casa intollerante? Cosa succede se un maestoso albero nel giardino di una coppia di anziani getta ombra in quello confinante dove una splendida quarantenne si rilassa prendendo il (poco) sole islandese? Possibile che questioni apparentemente banali e di poca importanza possano scatenare una sorta di guerra fredda
A cosa può portare un semplice battibecco col vicino di casa intollerante? Cosa succede se un maestoso albero nel giardino di una coppia di anziani getta ombra in quello confinante dove una splendida quarantenne si rilassa prendendo il (poco) sole islandese? Possibile che questioni apparentemente banali e di poca importanza possano scatenare una sorta di guerra fredda dove il campo di battaglia è la propria casa? 

Candidato per l’Oscar come miglior film straniero per l’Islanda e passato lo scorso settembre a Venezia nella sezione Orizzonti, L’albero del vicino del quarantenne Hafsteinn Gunnar Sigurösson è un magnifico dramma surreale sul punto di non ritorno della nostra società capitalistica. Asciutto e provocatorio (siamo in zona Haneke per lo studio dei personaggi e la capacità analitica del regista), tragico e grottesco (si veda l’esilarante riunione di condominio dove esplodono risentimenti, invidie ed accuse collettive) L’albero del vicino studia e al contempo ridicolizza comportamenti apparentemente inimmaginabili, con persone che sotto la maschera del perbenismo covano rabbia inesplosa e voglia di vendetta. 

Si comincia da un tradimento notturno davanti ad un computer con un ambiguo video porno nel quale l’uomo di una giovane coppia con figlia si sta masturbando davanti allo schermo che lo vede riflesso con una sua ex. Sbattuto fuori di casa e sconvolto, Atli (Steinbór Hróar Steinbórsson) si rifugia a casa dei suoi ma anche la casa materna si rivela un inferno. La madre (l’ottima Edda Björgvinsdóttir) è una virago che ancora non ha digerito la morte dell’altro figlio (si è suicidato?) e il padre è un succube che sfoga i suoi complessi in un coro musicale. Dall’altro lato della barricata ecco un’altra coppia più giovane. Lui (Porsteinn Bachmann) ha divorziato e si diletta col tiro a segno con la pistola, lei (Selma Björnsdóttir) giovane e vezzosa, fa sesso programmato per rimanere incinta e intanto corre in bici col suo cane. 

Con quell’ombra dell’albero che rischia di oscurare, a poco a poco, regole di civiltà e leggi morali. E intanto qualcuno buca le gomme di un’auto parcheggiata nel vialetto, cani e gatti scompaiono misteriosamente e una serie di gnomi da giardino vengono decapitati. Mentre c’è chi installa telecamere di sicurezza e dorme in una tenda montata in giardino e chi viene intravisto con una voluminosa sega elettrica in mano…Altro che Guerra dei Roses, questa è una vera e propria faida tra vicini in un lento e inesorabile avvicinamento ad una resa dei conti che significa morte della diplomazia. 

Scritto a quattro mani dal regista con Huldar Brei, L’albero del vicino fa muovere i suoi personaggi come in un acquario dal quale lo spettatore esplora mosse e movimenti. In un film dove niente è quel che sembra e dove dignità e autocontrollo si sfaldano senza pietà. 
Dominato dalle donne (ma alla fine saranno gli uomini a sporcarsi le mani di sangue) e impreziosito dall’ottima colonna sonora di Daniel Bjarnason che accompagna lo spettatore dalla commedia nera al thriller da camera, il film di Gunnar Sigurösson innesca con sapienza e inquadrature strette una spirale di tensione e violenza fuori controllo che rimane nella testa ben oltre i titoli di coda. 
 
Nelle sale dal 28 giugno distribuito da Satine Film 
    

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http://www.satinefilmdistribuzione.com

 
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