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venerdì 8 giugno 2018
di José de Arcangelo
Rabbia furiosa- Er Canaro
La versione thriller di Stivaletti ispirata al fatto di cronaca nera della Magliana
Ecco un’altra versione della celebre e terribile vicenda ‘der Canaro’, ovvero Rabbia Furiosa, terzo lungometraggio del mago degli effetti speciali e del trucco Sergio Stivaletti. Ma non si tratta di un horror (dopo MDC - La maschera di cera e I tre volti del terrore) bensì di un thriller realistico, ora onirico ora visionario, che ricostruisce il fatto di cronaca nera in modo drammatico - quello rimasto impresso nella memoria collettiva - se volete sobrio, fino ad un finale veramente splatter, per cui Stivaletti ha voluto ricostruire la mortale tortura fin nei minimi particolari, quella sì vera, per cui il co-sceneggiatore Antonio Lusci  ha attinto nei verbali della polizia.

Però anche Stivaletti (come Garrone in Dogman) si discosta un po’ dalla realtà per privilegiare il privato – il rapporto con la moglie e la figlia – e partendo dall’ultima parte della terribile vicenda, quando Fabio ha appena scontato otto mesi di galera, per un crimine che non ha commesso, al posto di Claudio, il suo amico ex pugile, un brutale piccolo delinquente che ambisce a diventare il boss del Mandrione (al posto della Magliana, un luogo senza tempo dall’atmosfera e dagli scorci addirittura poetici).

Claudio, invece, gestisce traffici diversi e si occupa anche di combattimenti di cani, cosa ovviamente non gradita a Fabio che spesso deve curare clandestinamente nella sua toeletta per cani, con operazioni e medicazioni. Ma l’amicizia tra i due è molto ambigua, quasi malata. Claudio infatti ha una personalità bipolare che lo porta ad agire con estrema cattiveria nei confronti di Fabio che subisce senza reagire. Finché un giorno, non potendo più sopportare violenze e umiliazioni, progetta e poi attua la sua terribile vendetta. Il ‘canaro’ diventa un mostro assetato di sangue, in bilico tra Hyde e Frankenstein.

E’ solo a quel punto, per quasi un quarto d’ora (che, forse, non tutti gli spettatori riusciranno a guardare), che il thriller si trasforma in horror realistico, e finisce il ritratto di una sorta di “Canaro ideale” come lo definisce Stivaletti. Il quadro di un riscatto sociale e morale, di un uomo che voleva recuperare la dignità perduta con un gesto estremo.  Anche quando, a un certo punto, non si capisce se la sua sia una rabbia malata o solo uno scatto di rabbia mai esplosa prima. Quindi, accumulata poco a poco nella mente e nel corpo.

Sono sempre stato affascinato – afferma il regista – dai film in cui il personaggio centrale dopo lunghe vessazioni ed ingiustizie trova finalmente la forza di vendicarsi facendosi giustizia da solo per poi oltrepassare i limiti normalmente invalicabili sconfinando nella crudeltà pura. Mi hanno in questo ispirato da sempre i western di Sergio Leone e molte pellicole dei cosiddetti poliziotteschi che hanno rappresentato un vero e proprio genere”.

E infatti, le scene di violenza e ricatto ricordano proprio i poliziotteschi, in cui spesso erano brutali, feroci ed efferate. Non mancano emozioni e commozione (vedi la sequenza del salvataggio in extremis del cagnolino), realtà e fantasia. E anche qui il cast offre il meglio, dal protagonista Riccardo de Filippis- un Canaro terreno e inquietante- a Virgilio Olivari (nei panni di un credibile Claudio); da Romina Mondello, nel ruolo perfetto della moglie Anna alla piccola Eleonora Gentileschi che è la figlia Silvia.

Nelle sale dal 7 giugno distribuito da Apocalypsis
 

 
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