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mercoledì 6 giugno 2018
di Cristina Giovannini
L’Atelier
Riflessione sociologica in immagini sulla gioventù di oggi
Il mondo che cambia a ritmi vertiginosi, un presente caratterizzato da terrorismo, violenza, instabilità economica: è con tutto ciò che debbono confrontarsi le nuove generazioni.
A 10 anni dalla Palma d’Oro conquistata a Cannes con La classe, il regista Laurent Cantet torna ad esplorare una tematica a lui congeniale con L’Atelier, presentato e accolto con successo nella sezione Un Certain Regard a Cannes 2017.  

Particolarmente interessato a studiare la condizione giovanile, Cantet qui si focalizza su un gruppetto più ristretto di giovani, ma non meno emblematico rispetto a La Classe, che partecipano a un laboratorio di scrittura creativa tenuto da Olivia Dejazet, affermata autrice di gialli.
Tra gli allievi spicca Antoine, un ragazzo introverso ma di talento spesso in rotta  con gli altri sulle questioni politiche e sociali, che esprime con franchezza i suoi punti di vista, contrari al pensare corrente, e quindi oggetto di animate discussioni.

I giovani devono impegnarsi a scrivere un thriller a condizione che sia ambientato nella loro città che è La Ciotat, tra Marsiglia e Tolone, teatro alla fine degli anni ’80 di accese lotte operaie in seguito alla chiusura dei cantieri navali.
Tutti i ragazzi del laboratorio sono nati e cresciuti in questa importante città portuale dal glorioso passato di cantieristica, costretta ad adeguarsi ai tempi che cambiano e divenuta ora luogo deputato alla manutenzione degli yacht con tutto quello che ciò ha comportato in termini di perdite di lavoro e costi sociali.
Ma il passato, nemmeno troppo lontano, sembra lasciarli indifferenti ed è proprio su questo snodo importante che indugia l’occhio del regista.

Al passato si contrappone con forza un presente incerto e sempre più virtuale, fatto di videogiochi (ne compare subito uno, non a caso, nella bella sequenza di apertura del film) ma anche di problemi di convivenza in una realtà forse mutata troppo rapidamente e brutalmente.
La noia e la mancanza di senso delle cose sembrano farla da padrone un po’ in tutti gli animi e in Antoine (l’esordiente e bravissimo Matthieu Lucci) che è il protagonista della storia.

Allora le amicizie equivoche, le esercitazioni a chi spara meglio, le provocazioni ai suoi compagni di corso, sono solo un modo come un altro per combattere la noia e il vuoto in un mondo privo di fede e di prospettive.
Il rapporto conflittuale che si instaura tra il giovane e la professoressa (una rigorosa Marina Fois) e le motivazioni alla base risultano funzionali ad animare e scuotere un racconto che scadenzato sui giorni e le ore della vita di Antoine rischia pericolosamente di appiattirsi.  

E’ dunque la curiosità a spingere la donna a frugare, grazie ai social, nella vita di Antoine animata dalla speranza che la fervida immaginazione del ragazzo possa darle quel guizzo creativo che le manca per completare il suo ultimo romanzo.
Mentre il giovane, dal canto suo, ha un atteggiamento ambiguo, ed è forse un’ossessione quasi morbosa nei confronti dell’insegnante che lo spinge a minacciarla con la pistola e a costringerla ad andare con lui sulla scogliera di notte mentre la situazione sembra precipitare.

Grazie a una regia asciutta ed essenziale, Cantet tratteggia volti, caratteri, stati d’animo affidando tutto alla parola, all’uso esagerato dei dialoghi, lunghi, prolissi, alcune volte verbosi ma che riescono a centrare il bersaglio e a confezionare un film che è un’attenta  riflessione sociologica in immagini sulla gioventù di oggi.
Corposa e con spunti interessanti la pellicola richiede di essere seguita con attenzione e, possibilmente, senza pregiudizi.
Nelle sale dal 7 giugno 2018 distribuito da Teodora film





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http://www.teodorafilm.com

 
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