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martedì 15 maggio 2018
di José de Arcangelo
Il codice del babbuino
Un crudo western metropolitano ambientato nell’hinterland romano
Una sorta di western metropolitano contemporaneo, fra rabbia e vendetta, umiliazione e rivincita, questo e altro ne Il Codice del Babbuino di Davide Alfonsi e Denis Malagnino, colonne storiche del collettivo Amanda Flor. 
Una sorta di Dal tramonto all’alba ambientato nell’hinterland romano, fra i tetri casermoni della via Tiburtina, con i campi rom al posto degli accampamenti indiani e le sale slot al posto dei saloon. Il tutto si staglia nel buio a ridefinire uno spazio più claustrofobico e angusto di quello che sembra. 

Proprio nelle vicinanze di un campo rom viene rinvenuto il corpo di una giovane donna, vittima di uno stupro. Il compagno della giovane, Tiberio (Tiberio Suma), vorrebbe trovare i responsabili e dar fuoco al campo, per vendicarla. Ma l’amico Denis (Malagnino), padre di famiglia disoccupato che, per disperazione, ha deciso di iniziare a spacciare droga, cerca di convincerlo a desistere dai progetti di vendetta. E la situazione diventa pericolosa quando, durante la ricerca dei colpevoli, entra in scena il Tibetano (Stefano Miconi Proietti), sornione e beffardo boss del quartiere col quale Denis è pesantemente indebitato.

Un dramma duro e crudo che ricrea le atmosfere care a Claudio Caligari, soprattutto quelle di Non essere cattivo, ma anche quelle proprie del duo Alfonsi & Malagnino, già sperimentate nei precedenti La rieducazione e Ad ogni costo.
E’ una variazione su un tema classico della cinematografia – affermano gli autori nelle note -, quello dei film ‘stupro e vendetta’ (filone nato quarant’anni fa con Il giustiziere della notte ndr.). Proprio come nei western lo sceriffo non c’è – o se c’è, è stravaccato nel suo ufficio, ubriaco – e dunque l’esercizio della giustizia diventa un atto pericolosamente privato, irrazionale e impulsivo, lasciato nelle mani dei nostri protagonisti: cowboy scheggiati, sopraffatti dalla durezza del vivere, che non montano cavalli ma percorrono pericolosi sentieri indiani a bordo di una vecchia utilitaria Citroen, con la spia sempre in rosso”.

Dramma thriller che prende spunto dalla realtà – visto il low budget hanno dovuto rinunciare a tre storie incrociate - che i registi costruiscono pian piano con mano sicura, fra tensione e riflessione, documentario e fiction, in solo 81’ grazie a un ritmo serrato, e fino a un finale inaspettato.
Nel cast anche Marco Pocetta (anche fotografia e montaggio), Fabio Sperandeo, Alessandra Ronzoni, Cristina Morar, Lionello Pocetta e Daniele Guerrini.

Nelle sale italiane dal 17 maggio presentato da Distribuzione Indipendente


 
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