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martedì 15 maggio 2018
di José de Arcangelo
They
Un suggestivo ritratto di adolescente nell’opera prima di Anahita Ghazvinizadeh
They, opera prima sceneggiata e diretta da Anahita  Ghazvinizadeh – presentata l’anno scorso al 70° Festival di Cannes e in anteprima al Torino Film Festival - è un delicato, suggestivo e toccante ritratto di adolescente alle prese con dubbi e paure, incertezze e passioni tipiche dell’età.
Narra la storia di J (Rhys Fehrenbacher), quattordicenne che vuole essere chiamato, o chiamata, con il pronome They che vuol dire loro. Vive con i genitori nella periferia di Chicago e sta esplorando la sua identità di genere, sta prendendo tempo per scegliere chi vuole essere, mentre segue una terapia ormonale per ritardare la pubertà. 

Ora, dopo due anni di terapia, deve decidere se effettuare o no la transizione, scegliere se
essere uomo o donna
Durante il week-end decisivo, mentre i genitori sono in viaggio, la sorella (Nicole Coffineau) e il suo ragazzo iraniano, di origini curde (Koohyar Hosseini), arrivano per prendersene cura.

Ho lavorato a diversi cortometraggi che avevano i bambini come protagonisti
– afferma la regista iraniana - e penso che, gradualmente, mi sono resa conto di essere davvero interessata a questi temi: in particolare al periodo della pre-pubertà, quando un bambino non è ancora diventato adulto e comincia a porsi degli interrogativi. Facendo poi maggiori ricerche, sono venuta a conoscenza del blocco della pubertà (un trattamento ormonale che permette di arrestare la pubertà) e ho capito che, in base all’esperienza avuta lavorando ai miei corti, avrei potuto fare un film proprio su quel periodo di sospensione. In quel momento anch’io stavo sperimentando una forma di sospensione, anche se molto diversa: riguardava la mia migrazione e il mio lavoro di artista”.

Infatti, il giovanissimo J, tra poesia (ne compone oralmente) e realtà non ha amici con cui confidarsi; la comprensiva sorella, artista adulta è sempre in viaggio; mentre il gatto della vicina gli gira sempre intorno tra piante e fiori del suo giardino. Tormentato dal dubbio, sarà costretto a fare una scelta difficile, drastica, quella che alla sua età abbiamo dovuto affrontare tutti per diventare adulti, liberi e indipendenti. Il tutto in soli 80’.
Il film – coproduzione Usa-Qatar - è dedicato alla memoria di Abbas Kiarostami – l’autrice ha seguito i suoi corsi - e tra i produttori c’è Jane Campion, presidente della Giuria che ha assegnato alla regista il premio Cinéfondation Best Film 2015 che le ha permesso di realizzare il primo lungometraggio.

Nelle sale italiane dal 15 maggio distribuito da Lab 80 Film


 
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