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mercoledì 2 maggio 2018
di Claudio Fontanini
LORO 2
Politica e una storia d’amore alla deriva nella seconda parte del film di Sorrentino
Tutto non è abbastanza recita il manifesto di Loro 2 che annuncia la seconda parte del film di Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi. Dopo la visione totale dei 204’ complessivi (104’ Loro 1 e 100’ Loro 2) possiamo dire che la frase di lancio può essere tranquillamente spesa per una vera e propria mini recensione
Tutto non è abbastanza recita il manifesto di Loro 2 che annuncia la seconda parte del film di Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi. Dopo la visione totale dei 204’ complessivi (104Loro 1 e 100 Loro 2) possiamo dire che la frase di lancio può essere tranquillamente spesa per una vera e propria mini recensione. 
Fagocitato da un senso di onnipotenza cinematografica e spaziando tra realtà e fantasia, Loro 2 alza opportunamente il tiro sul versante politico e sulla solitudine del n.1 (per dirla citando un altro film italiano) finendo per scatenare i rimpianti per quello che, cinematograficamente, poteva essere e non è stato. 

Dilatato oltre misura e sbilanciato sulle gesta del Morra/Tarantini procacciatore di escort e avido di potere il primo, questo Loro 2 mette invece finalmente in scena il politico e l’uomo Berlusconi. Si comincia con un invito al buonismo interessato (L’altruismo è il miglior modo per essere egoisti), quello che rivolge al premier sconfitto ma non domo, Ennio Doris (interpretato da un Servillo bis sulla scia di Viva la libertà! e forse più convincente di quello nei panni di Berlusconi), il fondatore di Mediolanum convocato a Villa Certosa. 

Battuto alle elezioni del 2006 dalla coalizione Prodi per appena 25.000 voti, ecco Berlusconi a caccia di 6 senatori da comprare per far cadere il governo. Cos’è un venditore? Un uomo solo e un persuasore. E allora tutto questo Loro 2 può essere visto come la storia di un uomo disposto a tutto pur di spacciare il sogno del futuro. Una telefonata di prova ad un numero a caso trovato dall’elenco del telefono (si presenta come Antonio Pallotta e vuole vendere una nuova casa ad una casalinga) ed ecco il vecchio piazzista tornare in scena col suo eloquio da manuale che fa leva sui bisogni e sui sogni irrealizzati della gente comune. 

Non ha dimenticato la parte (Conosco il copione della vita e i desideri dei clienti) e allora via verso la riconquista di quel trono politico che pensa di meritare per la sua capacità imprenditoriale. In mezzo complessi d’inferiorità e relazioni sociali (Sono complesse e per gestirle ci vuole un asociale), ricette di successo (La sinistra pensa sia sempre tutto così complesso…) e cantate al chiar di luna, barzellette e olgettine adoranti, dentiere in regalo e tormentoni affettivi (in molti gli ricordano di chiamare il vecchio amico Mike Bongiorno), il terremoto de L’Aquila e, soprattutto, il divorzio da Veronica (una magnifica Elena Sofia Ricci che prenota sin d’ora il David alla migliore attrice). 

Con quella moglie che lo abbandona e ritorna a casa solo per rinfacciargli, in una potente resa dei conti familiare e politica, di non rivelarsi mai. Sei una lunghissima e ininterrotta messa in scena gli dice in faccia Veronica che certifica la trasformazione dei sogni in incubi e l’impossibile rinascita affettiva. Una presa di coscienza tardiva e inquietante che fa il paio con la giovanissima aspirante attrice che nella camera di Villa Certosa lo respinge sessualmente perché ha l’alito di un vecchio. 

Ma Sorrentino col suo Berlusconi non è mai cattivo fino in fondo e così cautela e timori prevalgono (perché non si vede mai una scena di sesso col protagonista?). Piuttosto il regista napoletano preferisce tallonare da vicino l’uomo e le sue contraddizioni finendo quasi per assolverlo dopo averlo condannato alla solitudine interiore. 
E per un segnale d’ottimismo ecco quel Cristo salvato dalle macerie nel finale a ricordarci che anche in Italia esistono gli eroi silenziosi. Meno frenetico e più dolente del n.1, Loro 2 lascia poco spazio ai sorrisi e alle provocazioni sceniche (ma il trailer televisivo di Congo Diana con la Smutniak nei panni di un improbabile Lady D è irresistibile) per concentrare il suo sguardo su una storia d’amore al capolinea. 

Peccato che spesso si avverte nei dialoghi moglie-marito una sorta di forzatura narrativa che mette in bocca a Veronica parole che sembrano rappresentare il pensiero politico di metà degli italiani piuttosto che il suo lato intimo e privato. Chirurgico e freddo, calcolato e prevedibile al film di Sorrentino manca, in una parola, l’anima. Come se riflettesse in uno specchio i difetti e le apparenze di ciò che rappresenta. Resta da capire dopo Andreotti, il Papa e Berlusconi dove andrà a parare il cinema di Sorrentino.                  

Nelle sale dal 10 maggio distribuito da Universal   


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