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giovedì 12 aprile 2018
di José de Arcangelo
The Happy Prince
Esordio alla regia per Rupert Everett, che non realizza il film perfetto ma un’opera sincera
Un film su Oscar Wilde intensamente voluto da Rupert Everett che ne è attore, sceneggiatore e regista al suo debutto con The Happy Prince - L’ultimo ritratto di O. W.”, tanto che ci sono voluti oltre dieci perché il progetto andasse in porto, e realizzato grazie ad una coproduzione fra Gran Bretagna, Germania, Belgio e Italia. Non è il primo e non sarà l’ultimo sul grande  scrittore, drammaturgo e poeta irlandese (da “Il garofano verde” di Ken Hughes con un grande Peter Finch a “Wilde” di Brian Gilbert con Stephen Fry e un esordiente Jude Law, nel ruolo di Bosie).
Il ritratto intimo di un genio che visse e morì per amore che Everett ricostruisce dopo aver letto quasi tutti i suoi libri, i testi teatrali, le lettere e i documenti, scrivendo la sceneggiatura giorno per giorno, e raccontato andando avanti e indietro nel tempo.

In una modesta pensione di Parigi, Oscar Wilde (Everett, quasi irriconoscibile) trascorre gli ultimi giorni della sua vita e, come in un malinconico sogno, i ricordi del suo passato riaffiorano, trasportandolo in altre epoche e in altri luoghi.
Wilde ripensa alle passioni che l’hanno travolto e con tenerezza al suo incessante bisogno di amare incondizionatamente che l’ha portato alla rovina e al carcere.
Rivive la sua scandalosa e fatale relazione con Lord Alfred ‘Bosie’ Douglas (Colin Morgan) e le sue fughe attraverso l’Europa fino a Napoli, ma anche al grande rimorso nei confronti della moglie Constance (Emily Watson) per aver gettato lei e i loro figli nello scandalo, dopo l’estrema condanna per la sua omosessualità.

Ad accompagnarlo in questo ultimo viaggio solo l’amore e la dedizione di Robbie Ross (Edwin Thomas), che gli resta fedele e vicino fino alla fine nel vano tentativo di salvarlo da se stesso; e l’affetto del suo più caro amico Reggie Turner (Colin Firth; avevano esordito insieme nell’84 in “Another Country” di Marek Kanievska).
Il titolo si rifà a una delle favole dello stesso Wilde, “Il principe felice” che lo scrittore racconta ai ragazzini (nel film al fratello più piccolo di un ragazzo francese), mentre i costumi sono stati affidati agli italiani Maurizio Millenotti e Gianni Casalnuovo, perché il neo-regista ha confessato di amare i film di Luchino Visconti e Franco Zeffirelli.

The Happy Prince non è un film perfetto, ma si fa apprezzare per la sincera passione con cui Everett lo ha realizzato, per un azzeccato cast e una cura formale al di sopra della media, grazie anche alla fotografia di John Conroy, alle scenografie di Brian Morris e alle musiche originali di Gabriel Yared.
Nel cast anche la rediviva Beatrice Dalle (manager del café-concert), John Standing (Dr. Tucker), Anna Chancellor (Mrs. Arbuthnott), Antonio Spagnuolo (Felice), Franca Abategiovanni (madre di Felice) e il grande Tom Wilkinson (padre Dunne).

Nelle sale italiane dal 12 aprile distribuito da Vision Distribution in 150 copie  


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