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venerdì 6 aprile 2018
di Cristina Giovannini
La casa sul mare
Film sulla memoria ma con un occhio all’attualità
Il tempo che passa, i ricordi che affiorano, bilanci di vite tra aspirazioni realizzate e ideali disattesi: il nuovo film di Robert Guédiguian (Marius e Jeannette, Marie-Jo e i suoi due amori), presentato in concorso a Venezia 2017, è una riflessione triste e malinconica sull’esistenza.
La vicenda si svolge in un piccolo paesino di mare, uno stuolo di casette colorate arroccate su un fianco di una collina e sovrastate da un viadotto della ferrovia. Un luogo quasi irreale e senza tempo.
E’ qui nella loro villa affacciata sul mare dove Angèle, Joseph e Armand sono cresciuti ed è qui dove vive ancora l’anziano padre insieme ad Armand che ha condiviso con lui la gestione di un piccolo ristorante di famiglia.

Ora il padre è in stato catatonico, ha bisogno di essere accudito e i tre fratelli si ritrovano riuniti al suo capezzale.
Angèle è divenuta attrice e vive a Parigi; è tornata di malavoglia perché per lei questo luogo serba il doloroso ricordo della perdita di sua figlia annegata per una distrazione di cui imputa la colpa al padre.
Joseph è l’intellettuale dei tre, aspirante scrittore innamorato di una ragazza che ha la metà dei suoi anni. Mentre i giorni passano e la vita va avanti, tra alti e bassi, confronti ed alterchi, disquisizioni filosofiche e problemi di carattere pratico un arrivo imprevisto dal mare porta scompiglio nelle vite di tutti.

Tre piccoli profughi vengono scoperti nella boscaglia e i tre fratelli decidono di adottarli e tenerli con sé. E’ l’inizio di un nuovo corso. Per questo rimarranno lì cercando di far sopravvivere il ristorante, la comunità delle colline ed aiutare il padre.
Scegliendo come sua abitudine l’ambientazione a Marsiglia e dintorni (qui ci troviamo per la precisione a la Calanque de Méjean), Guédiguian firma una pellicola intensa, soprattutto nella prima parte, sulla memoria intrecciando e mettendo a confronto le vite dei numerosi personaggi che la popolano: fratelli e sorelle, padri e madri, giovani e anziani, amici e  amanti tutti si trovano in  una fase della loro esistenza in cui si ha la profonda consapevolezza del tempo che scorre e di come il mondo stia cambiando in modo così repentino da non riuscire a stare al passo.

Non lo è in primis per gli anziani e, infatti, i due dirimpettai amici di famiglia, decidono di farla finita insieme e preferiscono uscire di scena mano nella mano così come li ritroverà il figlio sul loro letto.
Per altri ci saranno legami che si spezzano: la giovane amante di Joseph lo pianta in asso per unirsi al figlio dei due anziani deceduti; per altri nuovi amori che nascono come per Angèle e il pescatore poeta da sempre innamorato di lei.

E’ questa la parte migliore e più convincente del film forte anche della presenza degli attori feticcio di Guédiguian (che inserisce con felice intuizione nella storia alcuni fotogrammi di loro tre giovani tratti da un suo film del 1985 Ki lo sa?): Ariane Ascaride (Angèle), Jean-Pierre Darroussin (Joseph) e Gérard Meylan (Armand) che reggono doverosamente il peso dell’impianto narrativo.
Ma nel momento in cui appaiono sulla scena i tre ragazzini, una femmina e due maschi quasi a fare da eco ai tre protagonisti, il film sembra cambiare registro e alla memoria che fin’ora ha tenuto banco con le sue sfumature nostalgiche si contrappone il presente con le sue problematiche, in primis quella delle migrazioni di massa di clandestini che segnano dolorosamente i nostri tempi.

La visione edulcorata e semplicistica
che dà Guèdiguian, battendo sul tasto della commozione più spinta visto che si tratta di tre bambini soli e abbandonati verso cui è impossibile non provare pena, si rivela tutta strumentale e dettata dall’ideologia tipica di un certo credo politico. Prova ne è che i cattivi di turno siano proprio i militari che pattugliano le coste e che arrivano più volte nel paesino per fare le loro ispezioni guardati in cagnesco perché considerati, loro sì, fastidiosi invasori.
Nelle sale dal 12 aprile distribuito da Parthenos




 




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