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venerdì 30 marzo 2018
di Claudio Fontanini
IL MISTERO DI DONALD C.
Colin Firth nei panni del navigatore solitario che nel ’68 tentò la circumnavigazione del globo
Il primo uomo a compiere la circumnavigazione del globo in solitaria e senza soste. Con una barca innovativa (il trimarano Teignmouth Electron progettato e realizzato da lui stesso) ma non completamente pronta alla partenza, una moglie (Rachel Weisz) e tre figli ad aspettare il suo ritorno, la casa e la sua azienda a rischio, il viaggio fisico e mentale di Donald Crowhurst
Il primo uomo a compiere la circumnavigazione del globo in solitaria e senza soste. Con una barca innovativa (il trimarano Teignmouth Electron progettato e realizzato da lui stesso) ma non completamente pronta alla partenza, una moglie (Rachel Weisz) e tre figli ad aspettare il suo ritorno, la casa e la sua azienda a rischio, il viaggio fisico e mentale di Donald Crowhurst (Ho deciso di andare perché se fossi rimasto non avrei mai più avuto pace dice un magnifico Colin Firth) diventa una lunga parabola esistenziale che mette a fuoco i dubbi e i tormenti interiori di un uomo che sfidò se stesso oltre le leggi della natura

Siamo nel ’68 a Teignmouth, una località balneare dei primi del Novecento nel Devon, in Inghilterra, e per l’ingegnere elettronico Donald C. iscriversi alla Golden Globe Race, la gara sponsorizzata dal Sunday Times (5000 sterline in palio per il vincitore) significava cimentarsi in un’impresa economica ed eroica (si trattava di passare attraverso la vecchia rotta dei clipper: quella dei tre Capi di Buona Speranza, Leeuwin e Horn). 

Peccato che quella traversata si trasformò ben presto in una colossale bugia da trasmettere al mondo, con l’opinione pubblica assetata di notizie e pronta a trasformarlo in un uomo da copertina mentre quell’imbarcazione vagava nel nulla mentendo sulla rotta.
E così Il mistero di Donald C., diretto da James Marsh (il regista de La teoria del tutto) e sceneggiato da Scott Z. Burns diventa una sorta di film marinaresco e metafisico, con il suo protagonista intento a preservare la sua sanità mentale mentre tutto intorno a lui profuma di sconfitta. 

Con un contratto capestro che lo obbliga a proseguire la gara, soci in affari e uffici stampa (Rodney Hallworth) che lo spingono oltre le proprie possibilità e una consapevolezza sempre più evidente di una solitudine che atterrisce, quel velista dilettante inizierà a riflettere su verità, conoscenza ed entità cosmiche.
Perché sognare l’impossibile può significare dissociazione mentale e, come il Robert Redford di All is lost, il Colin Firth del Mistero di Donald C. troverà la riva, forse, in un’altra dimensione. 

Concentrando le sue attenzioni sul protagonista e mettendo in secondo piano la gara, James Marsh dirige con sobrietà un film intimo e poco spettacolare che privilegia i silenzi e le attese all’azione.
Un film che, come Donald, cerca di rimanere in contatto con la terra finendo al largo di una spiritualità che incontra la grazia della ritrovata unione con una natura non più da sfidare ma da abitare. Col vero Donald rimasto in fondo al mare più che sui diari di bordo e i registri scarabocchiati e ritrovati sulla sua barca abbandonata in mezzo all’Atlantico
 
Nelle sale dal 5 aprile con distribuzione Adler Entertainment

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