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lunedì 5 febbraio 2018
di José de Arcangelo
Dancer
Ecco il documentario sul ’James Dean della danza’, Sergej Polunin: commovente opera di Steven Cantor
Presentato in anteprima al Festival dei Popoli arriva nei cinema italiani, nell’ormai consueta uscita evento, il documentario Dancer di Steven Cantor (vincitore dell’Atlanta Film Festival con “What Remains”) che ricostruisce la vita e la carriera artistica del bad boy della danza Sergej Polunin, definito dal New York Timesil ballerino più dotato della sua generazione”.
Un’opera, travolgente e persino commovente, nonostante l’impostazione tradizionale, che segue attraverso interviste (dai genitori ai maestri e compagni dell’Accademia) e filmati di repertorio la straordinaria storia dell’enfant terrible della danza divenuto a soli 19 anni il più giovane primo ballerino del Royal Ballet di Londra e considerato uno dei più straordinari e controversi danzatori contemporanei.

“Il James Dean il Bad Boy della danza”, come lo hanno ribattezzato i media inglesi data la sua attrazione per gli eccessi autodistruttivi, emerge come un personaggio affascinane, inedito e pacato, romantico e tormentato, che ha saputo rendere popolare il balletto classico grazie a un talento naturale, che ad un certo punto non si è sentito più libero e decise di abbandonare, prima il Royal Ballet poi il Teatro Stanislavskij di Mosca, ma dopo “rilanciato” da un efficacissimo video virale, diretto da David LaChapelle (oltre 15 milioni di visualizzazioni), che lo vede esibirsi in una sua coreografia ‘libera’ sulle note di “Take Me to Church” di Hozier. Da allora è un freelance della danza internazionale, tanto che sabato 3 febbraio si è esibito al Regio di Parma in “Polunin – Satori”.

Ribelle, iconoclasta, vera e propria super star, Sergei Polunin è uno dei tanti figli della povertà nell’Ucraina meridionale degli anni ‘90. Nel suo paese di origine, Kherson, “tutti erano poveri, nessuno aveva soldi. E quando tutti sono poveri, non senti le differenze”, afferma. Polunin è cresciuto in una famiglia che ha fatto grandi sacrifici – il padre andò a lavorare come muratore in Portogallo, la nonna in Grecia come badante - per permettere a lui, giovanissimo e formidabile ballerino (aveva solo 9 anni), di proseguire la sua (costosa) formazione a Londra, con la speranza di un futuro migliore. La madre, invece, è stata costretta a separarsi dal figlio per non restare illegalmente a Londra, pregiudicando così il suo futuro.

E, infatti, la lontananza dalla famiglia e la ‘prigione’ della danza classica, sono stati i suoi tormenti.
Il regista Cantor svela questa parte della vita di Polunin attraverso gli innumerevoli home-video girati dalla madre, risorsa rarissima nell’era pre-digitale.
La visione di questi materiali permette di tracciare un percorso intimo e artistico del ballerino, dalle prime piroette già all’età di otto anni (preferiva esibirsi sulle note di “Caruso” di Dalla nella versione di Pavarotti) al suo ingresso nella Royal Ballett Academy di Londra. E poi gli scandali, i party, i tatuaggi (11), l’alcol, gli abusi e, all’apice del successo, l’abbandono della prestigiosa accademia inglese per tornare in Russia dove deciderà di lasciare ancora una volta perché “odiavo che la danza fosse un obbligo”, ma ritornerà trionfante con la sua coreografia sulle note trascinanti di “Take Me to Church” nel video di LaChapelle (incluso nel documentario).

Ora Sergei Polunin, star della danza mondiale sarà l’ospite d’eccezione all’Anteo Palazzo del cinema di Milano, il 7 febbraio, alle ore 21, per presentare il documentario e sarà inoltre, nel pomeriggio dello stesso giorno, presso il nuovo spazio Wanted Clan, in via Vannucci, per incontrare i fan. E ha già intrapreso la carriera cinematografica con un piccolo ruolo in “Assassinio sull’Orient Express” e lo vedremo prossimamente in “Red Sparrow”, accanto a Jennifer Lawrence, e in “Schiaccianoci e i 4 regni”.

Nei cinema italiani dal 5 febbraio distribuito da Wanted Cinema
Per informazioni http://wantedcinema.eu/



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http://www.wantedcinema.eu

 
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