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lunedì 29 gennaio 2018
di Claudio Fontanini
SONO TORNATO
Un inquietante Massimo Popolizio nei panni del Duce 2.0 alla riconquista del potere
E se Benito Mussolini si ripresentasse in carne ed ossa ai giorni nostri magari sfruttando la porta magica di Villa Palombara a Roma? Dal regno dei morti a quello dei vivi eccolo catapultato in un giardinetto multietnico dell’Esquilino (E’ Roma o Addis Abeba? si chiede stupefatto vedendo giocare a pallone un bambino di colore
E se Benito Mussolini si ripresentasse in carne ed ossa ai giorni nostri magari sfruttando la porta magica di Villa Palombara a Roma? Dal regno dei morti a quello dei vivi eccolo catapultato in un giardinetto multietnico dell’Esquilino (E’ Roma o Addis Abeba? si chiede stupefatto vedendo giocare a pallone un bambino di colore con la maglia di Totti) alle prese con l’Italia del 2017
Non troppo lontana, per gusti e indole, da quella che aveva lasciato da fucilato nel 1945. Certo, la forma è in apparenza diversa (Sì ai matrimoni gay legge dalla prima pagina di un giornale) ma la sostanza è quello di un paese alla ricerca di una guida autoritaria e sicura (Non hanno bisogno di un capo ma di un padre). 

Perché i politici promettono e non mantengono mai (63 governi in 70 anni), la tv è infestata da propaganda (L’ho inventata io…) e programmi di cucina (Non fate altro che mangiare!) e c’è chi sogna il ritorno della dittatura libera. 
Dopo l’iniziale sconcerto ecco così il Duce 2.0 (un grande ed inquietante Massimo Popolizio) alle prese con la riconquista del potere e del consenso popolare. Non sarà difficile. Con la democrazia che è un cadavere in putrefazione e con l’aiuto di un giovane documentarista (l’irriverente e surreale Frank Matano) che lo accompagna in giro per l’Italia e filma le reazioni della gente alla sua presenza. 
Ma per fortuna c’è ancora qualcuno (la magnifica Ariella Reggio nei panni di una vecchia nonnina malata di Alzheimer) capace di riconoscere in quello sguardo perfido e cinico il vero volto dell’orrore nascosto dietro la facciata emblematica del populismo. 

Tra globalizzazione e battaglie televisive a colpi di share (dalla tv del dolore a quella del perdono), mail aziendali e analfabeti di ritorno, malori a P.le Loreto, Jack Russell uccisi a colpi di pistola e un nuovo inno patriottico (L’italiano di Toto Cotugno, anche se una strofa inneggia a un presidente partigiano…), Luca Miniero filma un viaggio su cosa voglia dire essere italiano oggi. Più che un film storico su Mussolini, un affresco che vorrebbe essere comico e allarmante allo stesso tempo sullo scandalo del paesaggio morale. 
Con una didascalia piazzata a metà film (Non ho creato il fascismo, l’ho tratto dall’inconscio degli italiani) che sintetizza al meglio il valore dell’operazione. Una sorta di specchio segreto cinematografico nel quale emergono vizi (tanti) e virtù (poche) di un paese che vive di apparenze (Mi credete un attore e io ve lo lascio credere) che possono diventare letali. 

Miscelando linguaggi e stili diversi (interviste in candid camera e a tema libero, riprese con telecamere cinematografiche e televisive e con cellulari) Sono tornato- versione italiana aggiornata e corretta di Lui è tornato, il film tedesco di Davis Wnendt del 2015 che ipotizzava un ritorno di Hitler a Berlino- sembra incerto sulla strada da percorrere sino in fondo e senza mai giudicare lo scomodo personaggio finisce per smarrire il contesto. 
Così il film- scritto da Miniero con Luca Guaglianone- poggia quasi interamente sulle solide spalle di un Massimo Popolizio in stato di grazia. 

Né macchietta, né caricatura, il suo Mussolini è una maschera che trasforma il sorriso in un ghigno beffardo e maligno. Un monito sulla Storia che potrebbe ripetersi e sulla concreta possibilità che i veri colpevoli siano quelli che ridono di fronte ai proclami di grandezza. Peccato che il magnifico finale al ralenty (con quelle braccia tese e quegli applausi al passaggio dell’auto di Mussolini diretto a Palazzo Venezia) fotografi con precisione e centri il bersaglio del senso collettivo di una deriva autoritaria più dell’intero film che prima s’era invece dibattuto e un po’ perso tra un’anima alla Fascisti su Marte e un’altra alla Quinto potere di Sidney Lumet. Occasione colta a metà.         
Nelle sale dal 1 febbraio distribuito da Vision   


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