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giovedì 25 gennaio 2018
di José de Arcangelo
Chiamami col tuo nome
Una storia di affinità culturale che diventa profonda amicizia e infine amore
Candidato a 4 premi Oscar (Miglior Film, Attore Protagonista, Sceneggiatura non originale, Canzone), Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, da una sceneggiatura di James Ivory tratta dal romanzo di André Aciman, è un dramma adolescenziale sulla scoperta del sesso, sul desiderio e sulla ricerca di un’identità.
L’infatuazione di un diciassettenne, Elio (il sorprendente Thimotée Chalamet, al primo ruolo da protagonista, che vedremo anche in Lady Bird), per un ventiquattrenne americano, Oliver (Armie Hammer, da Hoover all’imminente Final Portrait), ospite del padre archeologo, che pian piano dimostrerà di ricambiarlo.

Amore ed erotismo in una calda estate in un imprecisato luogo nel nord d’Italia, rispetto al libro, spostato  dalla Liguria alla Lombardia, e precisamente a Crema e dintorni, residenza del regista.
Storia di un’attrazione – prima intellettuale poi carnale - raccontata con sobria eleganza, senza eccessi né stereotipi che ricostruisce quel periodo dell’adolescenza che tutti gli adolescenti vivono – in maniera diversa ma universale -, turbamenti e passioni per scoprire le loro preferenze sessuali, che spesso i maschi accettano o meno, per poi negarle e/o reprimerle, una volta scoperta la loro vera identità sessuale e il passaggio all’età adulta. Non a caso, il suo amico americano. una volta tornato in patria, deciderà di sposare la fidanzata, tenuta nascosta. Una storia di affinità culturale che diventa profonda amicizia e infine amore.

Un racconto di formazione, in una famiglia borghese colta, multiculturale (come il regista, parlano inglese, francese e italiano) e libera, negli anni ’80 dell’edonismo e del riflusso, dopo un ’68 che ha visto sconfitte le sue idee di libertà e cambiamento. Guadagnino ama i suoi personaggi/attori e li spoglia spiritual e culturalmente, senza bisogno di farlo fisicamente per trasmettere allo spettatore emozioni e sentimenti.
Poco amato in Italia e molto amato all’estero e soprattutto negli States, Guadagnino ha un suo particolare stile che fonde tradizione d’autore del nostro cinema con innovazione visiva, attraverso inquadrature inedite o ricercate, che a tratti ricordano Bernardo Bertolucci (il suo maestro, non a caso dedica le candidature a lui e a suo padre).

Tanti i riferimenti artistici, cinematografici, letterari e archeologici. Se Chiamami col tuo nome non diventa un capolavoro è, forse, per alcune scene stonate come le discussioni politiche a tavola o l’incontro/ballo con quei ‘strani’ italiani con lo stereo accesso in macchina. Mentre è davvero commovente il monologo del padre (Michael Stuhlbarg, anche in La forma dell’acqua) al figlio che racchiude il cuore del romanzo e del film e l’essenza dell’esistenza.
Nel cast internazionale Amira Casar (Annella, la madre), Esther Garrel (Marzia), Victoire Du Bois (Chiara), Vanda Capriolo (Mafalda), Antonio Rimoldi (Achiese), Elena Bucci, Peter Spears e lo stesso scrittore André Aciman (Mounir).

Nelle sale dal 25 gennaio distribuito da Warner Bros. Italia

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http://www.warnerbros.it

 
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