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martedì 19 dicembre 2017
Claudio Fontanini
NAPOLI VELATA
Magia, sesso e follia nel seducente mistery di Ozpetek girato nella città partenopea
Due sguardi che s’incrociano, una notte di sesso sfrenato, un efferato omicidio, un doloroso passato che ritorna alla luce e i mille segreti di una città, Napoli, che non svela a nessuno i suoi misteri. A meno di un anno di distanza da Rosso Istanbul, che segnava il suo ritorno in patria, Ferzan Ozpetek si tuffa stavolta nella città partenopea per accompagnarci
Due sguardi che s’incrociano, una notte di sesso sfrenato, un efferato omicidio, un doloroso passato che ritorna alla luce e i mille segreti di una città, Napoli, che non svela a nessuno i suoi misteri. 
A meno di un anno di distanza da Rosso Istanbul, che segnava il suo ritorno in patria, Ferzan Ozpetek si tuffa stavolta nella città partenopea per accompagnarci in un viaggio di esplorazione e ricerca personale che si confonde tra i vicoli e gli sfarzosi interni borghesi carichi di storia. 
Una donna che lavora coi morti (una misurata e dolente Giovanna Mezzogiorno che torna con Ozpetek a 14 anni dalla Finestra di fronte nei panni di un medico legale) e che sembra aver allontanato amori e passioni dalla sua vita, incontra per caso ad una festa un seducente e provocante uomo più giovane di lei (Alessandro Borghi).

Finiranno a letto e forse il giorno dopo inizierà una storia (Amante? Compagna? Fidanzata? Amica? Puoi essere tutto così quando finirà una fase ne inizierà un’altra le dice lui al risveglio) ma un appuntamento mancato dà il via ad un vero e proprio mistery che scopre a poco a poco le sue carte.
Perché c’è un cadavere senza occhi da riconoscere e una folla di ombre minacciose che incombe nella mente della protagonista. 
E così in questo thriller di sentimenti barocco e pieno d’arte, tra poliziotti vedovi (Biagio Forestieri) e tatuaggi sui fianchi, funerali a mare, numeri da decifrare e labirinti massonici, Ozpetek gioca col mistero oscillando tra magia e sensualità, ragione e follia in una magnifica incarnazione visiva e psicologica dell’anima di una città

Seducente e vibrante dal punto di vista figurativo (lode alla fotografia di Gian Filippo Corticelli) Napoli velata- scritto a sei mani dal regista turco con Gianni Romoli e Vania Santella- finisce però per mettere troppa carne al fuoco in un incrocio di rimandi autoriali (torna alla mente L’amore molesto di Martone) e antropologici che mal si assortiscono. 
Con Ozpetek che mette in scena la figliata’ (un rito arcaico sul parto maschile legato alla cultura dei femminielli) e la tombola vajassa nel nome di un’ambiguità di fondo sin troppo programmatica.
E mentre l’indagine poliziesca latita (Maria Pia Calzone è il commissario capo) superstizione e razionalità si danno la mano in una vecchia casa che somiglia a mausoleo e diventa un teatro di sentimenti e rimozioni.

E’ in quelle stanze senza tempo che forse si nasconde la chiave di un mistero che ha a che fare con una storia antica di gelosia e possessione. Tra prove e leggende popolari, solitudine ed esoterismo (la farmacia degli incurabili), reperti archeologici (L’arte è un abuso di verità dice un irriconoscibile Lina Sastri in versione biondo platino) e silenziose complicità, il nuovo film di Ozpetek regala sequenze magistrali (da applausi l’apertura del film con la ripresa delle scale che diventano un occhio che guarda in macchina) e momenti faticosi in un andamento discontinuo e appesantito da un finale allungato a dismisura (perché non finire sulla foto della bambina davanti alla lavagna?). Nel cast anche Anna Bonaiuto, Peppe Barra, Luisa Ranieri e una Isabella Ferrari horror. Belle e d’atmosfera le musiche di Pasquale Catalano mentre alla voce di Arisa è affidata l’interpretazione di Vasame di Enzo Gragnaniello.    

Nelle sale dal 28 dicembre distribuito da Warner Bros.Pictures

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