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venerdì 27 ottobre 2017
di Claudio Fontanini
UNA QUESTIONE PRIVATA
Alla Festa del cinema il film dei Taviani liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Fenoglio
Un bel romanzo di Beppe Fenoglio da cui attingere, due registi che danno del tu alla Storia, uno tra gli attori giovani italiani più bravi nelle vesti di protagonista. C’erano tutti gli ingredienti per fare di Una questione privata un film da ricordare nella sterminata filmografia dei fratelli Taviani e invece il film- passato oggi nella selezione
Un bel romanzo di Beppe Fenoglio da cui attingere, due registi che danno del tu alla Storia, uno tra gli attori giovani italiani più bravi nelle vesti di protagonista. C’erano tutti gli ingredienti per fare di Una questione privata un film da ricordare nella sterminata filmografia dei fratelli Taviani e invece il film- passato oggi nella selezione ufficiale della Festa del cinema di Roma- delude e stupisce pensando a chi in passato ci ha regalato tanti capolavori. 
Liberamente ispirato all’omonimo scritto di Fenoglio (Einaudi editore), il film racconta di un impazzimento d’amore al tempo della Resistenza con pubblico e privato che s’intrecciano in una drammatica e ossessiva corsa verso la verità. 

Un ragazzo colto, introverso riservato (Luca Marinelli, fuori parte), un altro (Lorenzo Richelmy) che è il suo contrario amano la stessa donna (Valentina Bellè).
Siamo nell’estate del ’43 (il romanzo è ambientato nelle Langhe ma il film è girato in Val Maira) e le note di Somewhere over the rainbow, i languidi sguardi, i sorrisi e le schermaglie amorose lasceranno il posto, un anno dopo, alle atrocità della guerra. Ora Milton e Giorgio sono partigiani in brigate diverse e quella ragazza è tornata in città facendo perdere le sue tracce. 

Tra pallottole e rappresaglie, fughe ed assalti, immerso in una fitta coltre di nebbia, Milton rivede all’improvviso quella casa dove aveva assaporato la felicità e attraverso il racconto della custode (l’ottima Anna Ferruzzo) scopre che forse Fulvia flirtava con lui ma andava a letto col suo migliore amico. 
Ossessionato dalla gelosia e intenzionato a riprendersi il suo passato, il protagonista del nuovo film dei Taviani inizia da qui una spasmodica ricerca dell’amico partigiano finito nel frattempo nelle mani dei fascisti. Con quel partigiano amante della letteratura inglese che deve trovare a tutti i costi un prigioniero fascista per scambiarlo con il rivale amoroso. 

Lui, lei e l’altro in mezzo agli orrori della guerra. Con la vita di prima che si confonde con quella di adesso e gli ideali politici che sfumano nei sentimenti. Tra gonne svolazzanti sull’albero della cuccagna e sigarette ai petali di rosa, spari in sottofondo al radiotelefono e polsi bruciati volontariamente, lettere desiderate, fascisti jazzisti e bambine che bevono acqua in mezzo alle stragi (una sequenza che sembra arrivare dalla Notte di San Lorenzo), Una questione privata, complice un cast che sembra recitare con un andamento da fiction televisiva, non trova mai un centro narrativo e stilistico. 

Eppure i Taviani, esperti di trasposizioni letterarie (Padre padrone, Tu ridi, Le affinità elettive) sembrano non credere mai in fino in fondo a quello che raccontano. Come se questo film fosse una brutta copia di operazioni di ben altro spessore artistico. Così molte sequenze sono meccaniche e poco emozionanti, i tempi morti abbondano nonostante la breve durata (84’) e lo spessore umano e politico del racconto si sfilaccia tra le facce anonime del cast. Come il Paradiso perduto di Milton anche i Taviani hanno smarrito il loro cinema? Un brutto inciampo nella filmografia dei maestri fiorentini. E duole constatarlo e scriverlo.    

In sala dal 1 novembre distribuito da 01
    

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