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mercoledì 11 ottobre 2017
di Claudio Fontanini
L’uomo di neve
Un detective tormentato a caccia di un serial killer ad Oslo
Un detective ruvido e tormentato (Michael Fassbender), una catena di omicidi efferati, un serial killer che uccide nel nome della paternità e un ricchissimo industriale filantropo (J.K.Simmons) che sponsorizza la candidatura di Oslo alla Coppa del mondo degli sport invernali e intanto nasconde qualche scheletro nell’armadio. 
Raggelato ed enigmatico come la Oslo perennemente innevata che fa da sfondo alla vicenda, L’uomo di neve dello svedese Tomas Alfredson (Lasciami entrare, La talpa) è tratto dal settimo romanzo del norvegese Jo Nesbø (pubblicato nel 2007) dedicato alla popolarissima serie Harry Hole, iniziata dieci anni prima con Il pipistrello e giunta nel 2017 all’undicesimo capitolo con Sete

Aperto da un prologo nel quale forse non tutto è come appare, il film di Alfredson (produttore esecutivo è Martin Scorsese che in origine doveva dirigere il film) gioca coi rimandi temporali di un’intricata vicenda che finisce per mettere troppa carne al fuoco. Tra minacciosi pupazzi neve e matrimoni infelici (nei panni dell’ex moglie del detective c’è Charlotte Gainsbourg), poliziotti sbronzi dal fiuto infallibile (un irriconoscibile Val Kilmer ha già percorso la strada di Hole…) e una clinica specializzata in aborti e terapie ormonali, L’uomo di neve è una storia di orfani e padri naturali in fuga che tenta di miscelare psicologia e azione in un crescendo di tensione emotiva che si sfilaccia però fra le maglie di un finale sbrigativo e deludente.

Solitario e poco incline a socializzare (tanto che fino a metà film si pensa che il protagonista abbia a che fare con i fatti del prologo) l’Harry Hole di Fassbender vive tra tormenti esistenziali e rovelli psicologici affiancato sul lavoro da una recluta coraggiosa e disinibita (Rebecca Ferguson) in cerca di vendetta (non diremo di più per non sciupare la sorpresa allo spettatore). 

Ma la magia, la crudeltà e il dolore, autentico, che si respiravano nel magnifico Lasciami entrare- il debutto di Alfredson del 2008 anch’esso tratto da un romanzo e ambientato nel gelido inverno di Stoccolma- stavolta non emergono a dovere e così, alla fine, si ha la sensazione che la cornice ovvero le magnifiche ambientazioni naturali, oscurino un poco il quadro generale. E non basta certo quella pistola che spara un cavo tagliagola a spaventare davvero lo spettatore.  

Nelle sale dal 12 ottobre con distribuzione Universal
    

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http://universalpictures.it

 
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