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martedì 10 ottobre 2017
Cristina Giovannini
Il Palazzo del Vicere’
Una sontuosa epopea storica sulla spartizione dell’India
I tumultuosi anni che segnano la fine dell’impero britannico in India, la divisione forzata del paese per costituire il Pakistan nuovo stato a matrice islamica, l’esodo di milioni di persone da una regione all’altra infine fanno da sfondo ideale alla sofferta storia d’amore tra una musulmana e un induista.
E’ l’ambiziosa scommessa che ha portato la regista anglo-indiana Gurinder Chada (Sognando Beckam) a dirigere Il Palazzo del vicerè un’epopea storica unica: scommessa vinta grazie a una narrazione fluida,  accattivante, commovente.

India
, 1947. Dopo 300 anni il dominio dell’Impero Britannico volge al termine. Lord Mountbatten, nipote della regina Vittoria, viene inviato per sei mesi a Delhi con il delicato compito di gestire la transizione dell’India verso l’indipendenza. Alloggerà nel sontuoso Palazzo del Vicerè insieme alla moglie Edwina e alla figlia. Ben presto però, malgrado la politica pacifista di Gandhi, esplode la violenza tra musulmani, sikh e indù fino a sfociare nella Partizione tra India e Pakistan, coinvolgendo anche tutti i 500 membri dello staff che lavorano nel Palazzo. La storia d’amore tra Aalia, musulmana, e Jeet, induista, rischia di essere travolta dal conflitto che coinvolge le rispettive comunità religiose.

Film epico, dalle ambientazioni e costumi sontuosi,
come non se ne vedevano da tempo sugli schermi Il palazzo del Vicerè è un’interessante spaccato di storia recente che getta luce sul ruolo ambiguo e sinistro (tipico dei britannici, storia docet) giocato da Churchill nella spartizione forzata del suolo indiano per soddisfare le richieste e le prepotenze della minoranza musulmana con la creazione di uno stato ad hoc in cambio del controllo del petrolio.
Totalmente privi di scrupoli, gli Inglesi tracciarono un’arbitraria linea divisoria su una carta geografica e stabilirono che quello sarebbe divenuto il Pakistan.

Le conseguenze furono drammatiche: un guerra religiosa e fratricida tra musulmani, induisti e sikh che costò la vita a circa 1 milione di persone, le stesse che una volta erano accomunate da un sentire comune di popolo e una gigantesca diaspora che comportò un esodo di massa di 14 milioni di persone costrette ad abbandonare le regioni del nord (come il Punjab), la propria terra e le case per spostarsi nei  nuovi confini dello Stato Indiano per far posto agli islamici. Un vero e proprio remplecement, ovvero la sostituzione di una comunità con un’altra, non dissimile da quella che si rischia nell’Europa di oggi assediata dall’emergenza profughi.

Gurinder Chada
, che ha firmato anche la sceneggiatura, ha il merito di aver portato con coraggio sulle scene questa vicenda dolorosa e convulsa che causò sofferenze indicibili a un’intero popolo esplorandone, non soltanto, i motivi storici che ne furono alla base ma evidenziando l’impatto che tale scissione ebbe sulla gente comune.
Da qui l’idea di raccontare con grazia e delicatezza la contrastata storia d’amore tra due giovani divenuti dal giorno alla notte nemici per via del loro differente Credo, presi come simbolo di un’immane tragedia.
Così mentre nel Palazzo di Lord Mountbatten (interpretato da Hugh Bonneville volto noto di Downton Abbey) si combattono dispute accese tra i vari politici rappresentanti delle parti: Nehru induista, Jinnah musulmano e Gandhi in netta opposizione, mentre Edwina Mountbatten (la brava Gillian Anderson) si fa carico dell’emergenza umanitaria in atto, davanti ai nostri occhi scorrono i drammi della gente comune come quelle maestranze che lavorano all’interno del palazzo, le loro speranze e i timori riguardo all’impatto che tali negoziazioni avranno sulle loro vite, su quelle delle loro famiglie e sull’intero paese che è ormai, citando uno dei Generali di Sua Maestà,  “una nave in fiamme”.

Pur inserendosi nella tradizione
di altre pellicole sul regime coloniale britannico, come Passaggio in India di David Lean da cui la regista ha tratto ispirazione, il film inquadra per la prima volta il ruolo degli Inglesi in India dal punto di vista di una regista donna, anglo-asiatica, prodotto della Partizione, supportata in questa disamina storica dalle testimonianze dirette della sua famiglia che visse sulla propria pelle questa tragedia.  
“Siamo qui per restituire la libertà all’India – dirà smarrita Lady Mountbattennon per smembrarla”. Ma la storia andò in ben altro modo.

Nelle sale dal 12 ottobre distribuito da Cinema di Valerio De Paolis






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