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giovedì 28 settembre 2017
di Claudio Fontanini
L’INCREDIBILE VITA DI NORMAN
Una ’stangata’ ebraica ma senza guizzi: Joseph Cedar dirige Richard Gere, affarista newyorkese
Chi è Norman Oppenheimer? Per rispondere con precisione alla domanda dovranno scorrere 120 lunghissimi minuti di questo curioso ed anomalo film con un inedito Richard Gere nei panni di un navigato affarista newyorkese alla disperata ricerca di attenzioni e amicizie che possano cambiargli la vita Potremmo definirla una commedia finanziaria
Chi è Norman Oppenheimer? Per rispondere con precisione alla domanda dovranno scorrere 120 lunghissimi minuti di questo curioso ed anomalo film con un inedito Richard Gere nei panni di un navigato affarista newyorkese alla disperata ricerca di attenzioni e amicizie che possano cambiargli la vita. Potremmo definirla una commedia finanziaria questo “L’incredibile vita di Norman”, primo film in lingua inglese diretto senza guizzi da Joseph Cedar, ma al posto di ritmo e battute al vetriolo, la sceneggiatura (firmata dallo stesso regista nato a New York e cresciuto a Gerusalemme dall’età di 6 anni) prevede una coazione a ripetere di gesti e situazioni al limite del sopportabile.

Telefonate, appuntamenti mancati, tattiche di avvicinamento per un posto di primo piano nel mondo. Con l’intento di soddisfare ogni esigenza (“Se le serve qualcosa io gliela trovo” il suo motto) Norman tenta la scalata al successo millantando conoscenze e offrendo in cambio disponibilità illimitata e un’aria bonaria. Così dopo aver acquistato un paio di lussuose scarpe (“Il mio migliore investimento” confesserà in sottofinale) per quello che qualche tempo dopo verrà eletto Primo Ministro israeliano (Lior Ashkenazi), lo stravagante faccendiere si troverà coinvolto suo malgrado in un giro di inevitabili voltafaccia diventando addirittura una minaccia strategica (c’è di mezzo la ragion di stato e la politica militare).

Vuoi vedere che dietro le fastidiose apparenze quel modesto traffichino nasconde perfino un cuore buono?
Tentando di riscrivere la favola archetipa dell’Ebreo cortigiano, Cedar tenta di scrutare abissi di solitudine all’insegna del motto la vita è un compromesso. Peccato che il tutto risulti di una monotonia sconcertante e di uno schematismo di fondo assai retorico. Ce la mette tutta un Richard Gere con orecchie a sventola, basco in testa e cappotto color cammello per tutto quasi tutto il film nel tentativo di risollevare le sorti di una pellicola dall’andatura piatta ma stavolta persino il fascino innato dell’attore risulta inadatto al personaggio.

Tra magnati e un passato famigliare usato come passepartout (ma sarà vero quel che racconta Norman?), collegamenti inesistenti e millanterie, un’enigmatica viaggiatrice (Charlotte Gainsbourg) e un rabbino a caccia di 14 milioni di dollari (uno sfuocato Steve Buscemi) L’incredibile storia di Norman poteva essere un fuoco di fila di trovate, una Stangata ebraica tutta risate e riflessioni morali. A furia di parole a mitraglia e dialoghi senza sorprese a vincere invece è solo la noia.        
Nelle sale dal 28 settembre con Distribuzione Lucky Red 

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