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venerdì 8 settembre 2017
di Claudio Fontanini
Il colore nascosto delle cose
Storia di un incontro e di una trasformazione tra un uomo e una donna agli antipodi
Prima un bel documentario (“Per altri occhi” 2013) ora un film sull’universo dei non vedenti. Nel mondo buio e ricco d’immaginazione delle persone costrette dal destino alla cecità, Silvio Soldini- autore sensibile ed appartato-deve trovarcisi bene.
Appena passato fuori concorso alla 74ma Mostra del cinema di Venezia, Il colore nascosto delle cose- bellissimo titolo- è la storia di un incontro e di una trasformazione tra un uomo e una donna apparentemente agli antipodi.

Lui (un ottimo Adriano Giannini) è un creativo in fuga dal passato che lavora per un’agenzia pubblicitaria. Frequenta una compagna che non riesce a convincerlo ad andare a vivere insieme, fa sesso occasionale con un’amante disponibile e disinibita e non stacca mai tablet e cellulare restando connesso al suo mondo.
Lei (una straordinaria Valeria Golino) è diventata cieca a 17 anni, ha divorziato da 8 mesi e lavora come osteopata.
Una voce ascoltata al buio che diventa presenza, una scommessa sessuale che diventa occasione di rinascita, la voglia di andare oltre le apparenze e ‘sentire’ cosa si nasconde nell’anima di una persona.

Misurato, sommesso (nei toni e nella recitazione) e mai ricattatorio, il film di Soldini mette in scena il confronto tra due mondi in un viaggio nei silenzi e nella capacità di ascolto che si fa comprensione di se stessi.
Tra bevute di vino e amiche ipovedenti, solitudini allo specchio e sofferenza (“E’ l’unica via per la guarigione” dice lei fiera del suo percorso di crescita), facce che non si dimenticano e ripostigli bui dai quali finalmente uscire, Il colore nascosto delle cose è un po’ come quella tazza di tè che la protagonista prepara per la diciottenne cieca e senza speranze per il futuro alla quale dà lezioni di francese. “E’ tutta una questione di peso e di calore” dice Emma tenendo in mano la teiera e indicando alla ragazza la strada da percorrere per un futuro indipendente.

Scritto a sei mani dal regista milanese con Doriana Leondeff e Davide Lantieri, solido e pieno di umanità, il film di Soldini regala scene emozionanti (la visita alla serra, lo scontro verbale al supermercato, l’incontro di Giannini al cimitero con la madre che non vede da anni) e interrogativi sulle nostre esistenze inciampando soltanto in un finale sin troppo prevedibile e accomodante.
Lode comunque ad un cinema che privilegia respiri e sospiri ad azione e volontà di stupire ad ogni. Perché più che di effetti, abbiamo un disperato bisogno di affetti speciali. Anche al cinema.

Nelle sale dall’8 settembre con distribuzione Videa

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http://www.videaspa.it

 
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