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giovedì 27 luglio 2017
di Claudio Fontanini
Nemesi
Classico revenge movie con sottotesto trasgender diretto da Walter Hill e mai uscito in USA
Un cinefumetto d’autore firmato da uno dei decani di Hollywood. In Nemesi il 75enne Walter Hill (“I guerrieri della notte”, “48 ore”, “Danko”) torna dietro la macchina da presa a cinque anni da “Bullet to the Head” con Sylvester Stallone. Visto e apprezzato al Festival di Roma del 2012 anche quel film era una trasposizione cinematografica di una graphic novel (“Du plomb dans la tête”) del fumettista e scrittore francese Alexis Nolent.
Stavolta ad essere trasformata in immagini è una striscia dello stesso regista (“Corps et ȃme”) pubblicata lo scorso aprile a Parigi. Classico revenge movie con sottotesto trans gender, il nuovo film di Hill, mai uscito nelle sale americane, racconta la vendetta di un chirurgo estetico (Sigourney Weaver) che opera fuori dalle regole in una clinica illegale che riassegna il genere.

Un po’ medico, un po’ artista, la dott.ssa Jane- che vediamo all’inizio del film in camicia di forza e rinchiusa in un ospedale psichiatrico californiano- è accusata di omicidio plurimo. Sono morti tutti i suoi collaboratori ma all’origine del bagno di sangue c’è la morte del fratello del chirurgo, un eccentrico drogato freddato da un uno spietato killer. E se quel professionista del crimine si svegliasse un giorno in una squallida stanza di un motel accorgendosi di essersi trasformato in una donna?
Rapito e operato dalla spietata dottoressa che cita Shakespeare ed Edgar Allan Poe (la filosofia della composizione) e vuole offrire una seconda vita a chi gli ha ucciso il fratello, quella nuova creatura liberata dalla prigione maschilista (Michelle Rodriguez) dimostrerà che l’anima non è una questione di maschera.

Tra ormoni e calibro 45, opportunità di redenzione e guardie del corpo in giacca e cravatta, bivi filosofici e crimini di superbia (“Se sei un chirurgo plastico il limite è il cielo”), sfide alla moralità sulla strada del progresso e proiettili nascosti nella suola delle scarpe, Nemesi sfuma le sequenze nel fumetto e si avvale della potente base musicale di Giorgio Moroder.
Peccato che il grande Walter Hill sembri stavolta accontentarsi di una trama sin troppo basica a dispetto dei temi controversi messi in campo. Così, nonostante una Sigourney Weaver in versione colta e pazza ammicchi nei suoi interrogatori clinici all’inarrivabile Hannibal Lecter di Anthony Hopkins, il film preferisce l’azione alla psicologia e l’audacia visiva alla congruenza. Stilizzata ed eccessiva, meccanica e femminista, questa Nemesi si compie alla fine soltanto a metà. Come modello di riferimento il “Sin City” di Frank Miller era di un altro pianeta.         

Nelle sale dal 27 luglio distribuito da Notorius Pictures



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