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venerdì 7 luglio 2017
di Claudio Fontanini
ZEROVSKIJ VIAGGIO NEL PIANETA UOMO
Alla riscoperta di se stessi e di un mondo pieno d’amore con Renato Zero: live con orchestra
Per festeggiare i suoi 50 anni di carriera Renato Zero ha scelto la strada più difficile. Sarebbe stato facile mettere in cantiere il classico concertone pieno di hit e abiti sfavillanti tanto cari al suo vecchio pubblico e invece a quasi 67 anni (li compirà il prossimo 30 settembre) il cantautore romano sperimenta una sorta di teatro totale che mette in scena temi serissimi e tenta il bilancio esistenziale di un’umanità allo sbando attraverso l’arte della recitazione che declina a meraviglia il cantato di Zero.
Sulla scia dell’uscita della sua nuova composizione musicale ecco Zerovskij…solo per amore che ha incantato per cinque serate il Centrale del Foro Italico di Roma e che si appresta ad essere rappresentato su alcuni dei palchi più prestigiosi d’Italia.

Con Zero nelle vesti del capostazione Terra, in scena, i 61 elementi dell’imponente Orchestra Filarmonica della Franciacorta diretta dal Maestro Renato Serio, 30 coristi e 7 attori per uno spettacolo senza precedenti che in tre ore regala sorprese ed emozioni, riflessioni e confessioni.
Una sorta di viaggio alla riscoperta di se stessi e di un mondo ancora possibile dove i sentimenti e l’amore possono ancora compiere il miracolo di restituirci la nostra essenza. Per qualcuno sarà anche retorico e magniloquente ma il nuovo Zero in realtà richiede attenzione e concentrazione assoluta e in una virata a 360° gradi richiede ai suoi fans di puntare tutto sull’essenza e la sostanza più che sull’esteriorità e sui colori che pure hanno costruito il suo mito.

Ed ecco un Adamo ed Eva (Claudio Zanelli e Alice Mistroni) in costante conflitto post matrimoniale e alle prese con corsi e ricorsi affettivi di non semplice soluzione, un figlio di nessuno (Luca Giacomelli Ferrarini) alla ricerca del padre perduto e di una semplice occasione per esistere, l’Amore invalido (Cristian Ruiz) che cita Herman Hesse (“Non lasciatemi essere una parentesi irrisolta”) e il suo contraltare, l’Odio col serpente al collo (Marco Stabile).
E poi ancora il Tempo (l’ottimo Leandro Amato) che invita a prendersi una pausa dalle nostre vite cronometrate la Morte (la magnifica Roberta Faccani) capace di far valere le sue ragioni prima di cambiare abito. Concetti che si fanno personaggi vividi e che rivelano al pubblico malesseri e bisogni nei quali non è difficile specchiarsi.

Così i 18 brani del nuovo cd di Zero diventano il collante scenico di una sorta di punto e a capo artistico e di un nuovo vocabolario scenico. Sul megapalco  che sembra allestito da Tim Burton per la sua dimensione favolistica (straordinario e suggestivo l’impianto luci), Renato dà il meglio di se interpretando a meraviglia tutti i pezzi dello spettacolo che recupera anche alcuni brani storici (“La stazione” in apertura, “Padre nostro”, “Potrebbe essere Dio”, “Siamo eroi”, “Marciapiedi” e “Motel”, per chi scrive il momento più emozionante dello spettacolo) e inserisce un divertente inedito (“Tutti vogliono fare il presidente”).
Co-sceneggiato e co-diretto con stile e sobrietà da Vincenzo Incenzo, Zerovskij…solo per amore parla di gabbie mentali e pianerottoli avvolti nell’omertà, moderne comodità che significano rinunce alla libertà individuale e femminicidi, eutanasia e terrorismo (c’è anche un video con Gigi Proietti in versione clochard dinamitardo).

Aperto dalla voce di Dio (Pino Insegno), dolente e riflessivo con qualche divertente ammiccamento (“Danza macabra” cantata dalla Morte e i tabelloni degli arrivi e partenze che promettono sorprese e ritardi), lo show di Renato è il manifesto di un artista che vorrebbe lasciare in eredità qualcosa di tangibile, oltre le proprie canzoni. Un invito ad una rivoluzione morale che si fa passaggio di consegne ad una nuova generazione in grado di raccoglierne il testimone.
Un bellissimo segnale della vitalità di un uomo, più che un artista, capace di non restare prigioniero del proprio successo e di avere ancora voglia di sperimentare nuovi linguaggi. Sarebbe il caso che qualcuno dei suoi fedelissimi e adoranti sorcini invece di criticare dalle pagine facebook (il rimprovero è quello di non aver eseguito “Il cielo”, “Amico” o “I migliori anni della nostra vita”) s’impegnasse a seguire Renato in questa sua nuova fase. Forse quella più vera di sempre. Perché viaggiare significa crescere e con Renato il mondo non è mai lo stesso. Per fortuna.

Prossimi appuntamenti:  
18 luglio al COLLISIONI FESTIVAL di BAROLO (CN)
29 luglio al TEATRO DEL SILENZIO di LAJATICO (PI)
1 e 2 settembre all’ARENA di VERONA
7 e 9 settembre al TEATRO ANTICO di TAORMINA
 
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Foto di Stefano Cecchetti e Roberto Rocco

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