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giovedì 15 giugno 2017
di José de Arcangelo
Io danzerò
Un sofferto e suggestivo dramma in musica, tra danza e vita, nella Parigi del primo Novecento
Dopo il debutto nella sezione Un Certain Regard a Cannes e la recente anteprima al Biografilm Festival di Bologna, approda nei cinema Io danzerò della regista Stéphanie Di Giusto con un’inimitabile Soko nel ruolo protagonista. Un dramma biografico a passo di danza fra vita e arte, passione e ballo, espressione (corporale) e sentimenti (veri), sacrificio e successo.
La storia dell’americana Loïe Fuller, grande protagonista dell’affascinante Parigi dei primi del Novecento. Coperta da lunghi veli di seta e tulle e aiutandosi con lunghe bacchette, circondata di luci elettriche (degli albori) e colori, Loïe reinventava il suo corpo per ogni  spettacolo, sorprendendo il pubblico parigino con la sua ipnotica e celebre ‘serpentine dance’.

Diventata presto il simbolo di una generazione, la Fuller avrebbe fatto qualsiasi cosa per perfezionare la sua arte, incurante persino della sua salute e dell’effimero successo. Ma l’incontro con Isadora Duncan avrebbe cambiato subito e per sempre tutte le carte in tavola fra giovinezza e maturità, amicizia e rivalità, passione e arte.
E la regista Di Giusto ha testardamente lavorato alla preparazione della pellicola con la stessa ammaliante passione con cui la Loïe creava le sue performance, elaborando lei stessa i suoi costumi con maniacale precisione, così come le scenografie, sempre disposta a cambiare, anche i minimi particolari, di giorno in giorno, di serata in serata. Uno sforzo fisico sovrumano e pericoloso per la sua salute, sopportato con stoicismo nel corso di tutta la sua carriera.

Una forza della natura, una rivoluzionaria nel lavoro, una stakanovista dell’allenamento (estenuante) che sostituivano la mancanza del fisique du role e dell’agilità dell’allora giovanissima connazionale Isadora Duncan (perfetta Lily-Rose Depp) la quale, portò avanti la sua rivoluzione, scippandole molti dei meriti e della notorietà fra i posteri.
Il loro è stato un rapporto in bilico fra seduzione e adorazione, come quello di una fan sfegata verso il suo idolo, che l’autrice mette in risalto senza eccessi  né retorica , ricostruendo con intelligenza il percorso di un’ossessione che faceva prevedere la caduta di un etoile, sopraffatta dalla facilità con cui la giovane e algida rivale riusciva in quello che a lei costava bruciature agli occhi e un corpo da (re)inventare ogni giorno fra lividi e ferite, fatica e dedizione.

La danseuse (titolo originale) è un sofferto e suggestivo dramma in musica che riesce a coinvolgere lo spettatore offrendogli emozioni e sorprese attraverso la fatica e il sudore di una donna che arrivò alla cima della sua arte senza possederne un totale talento naturale.
Sullo sfondo il rapporto con l’assistente – adorante e  protettiva - di una vita, Gabrielle (una intensa Mélanie Thierry), fra amore e sconforto, sempre disposta a consolare. Ma anche con un giovane benestante sempre pronto a sostenerla e amarla. Forse.

Nelle sale italiane dal 15 giugno distribuito da I WONDER

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http://www.Iwonderpictures.it

 
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