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mercoledì 7 giugno 2017
di Cristina Giovannini
Quando un padre
Dramma familiare un po’ troppo prevedibile, interpretato da Gerard Butler e diretto da Mark Williams
A volte viene da chiedersi perché certi attori sembrino votati al masochismo professionale. Ci riferiamo al fascinoso Gerard Butler che nella sua accreditata filmografia annovera un’interpretazione in Quello che so dell’amore, sfortunato film di produzione hollywoodiana diretto dal nostro Gabriele Muccino, incentrato su un problematico rapporto padre e figlio.
Stesso tema e stesso interprete (motivo del nostro quesito iniziale) che ritroviamo in Quando un padre opera prima di Mark Williams produttore di successo passato dietro la macchina da presa.

Ambientato nel feroce mondo delle società di recruitment il cui unico fine è accumulare montagne di denaro in tempi rapidi, dove lealtà e morale sono concetti inesistenti, la competizione è sfrenata, la rivalità e mancanza di scrupoli valori aggiunti il film vede Butler nelle vesti di Dane Jensen un feroce “cacciatore di teste”.
Da anni lavora in un’azienda di proprietà di Ed (William Dafoe, perfetto nel ruolo), uno squalo vero e proprio che si diverte a tiranneggiare i suoi collaboratori e a spremerli come limoni per ottenere da loro il massimo.

Dane ha moglie e tre figli piccoli che trascura perché, ovviamente, super concentrato solo sul lavoro cui dedica non meno di 18 ore al giorno; questo dal suo punto di vista per garantire alla sua famiglia il miglior tenore di vita possibile.
Ma la sua esistenza cambia all’improvviso quando Ryan il figlio di 10 anni si ammala gravemente di leucemia: da un giorno all’altro tutto viene messo in discussione, gli equilibri si rompono, la vita prende inevitabilmente un nuovo corso. Ci vuole dunque una scossa violenta, come la malattia di un figlio, a invertire la rotta e a far capire a Dane quanto il rapporto con Ryan sia stato fin’ora privo di un legame emotivo forte.

Focalizzandosi su contesti e sfide esistenziali molto realistici, Quando un padre affronta un dramma familiare attorno a cui ruotano tanti aspetti collaterali come gli equilibri tra lavoro e affetti, le dinamiche moglie e marito, la perdita del lavoro, il rapporto genitori e figli per arrivare al nocciolo del problema: le priorità e il senso della vita.
Girato con taglio classico e una certa eleganza, un occhio attento ai dialoghi (i migliori quelli tra moglie e marito) e battute da manuale del tipo “Papà tu ci credi in Dio?” Risposta “Dipende da come va il mese”, il film rischia spesso di cadere nel precipizio di un pietismo eccessivo (il bambino in ospedale, le sedute di chemio, gli scontri con il medico ecc ecc).
Scontato e prevedibile soprattutto nel finale, non riesce a portare a segno un risultato soddisfacente.

Nelle sale dall’8 giugno distribuito da Eagle Pictures




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http://www.eaglepictures.com

 
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