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giovedì 18 maggio 2017
di Claudio Fontanini
SICILIAN GHOST STORY
Dagli autori di "Salvo" un film ispirato all’omicidio mafioso del piccolo Giuseppe Di Matteo
Lo spunto narrativo è il rapimento del 13enne Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido dopo 779 giorni di prigionia ad opera dei capobastone di un clan mafioso che volevano ricattare e punire il padre, pentito che spifferava allo Stato sull’uccisione del giudice Borsellino. In “Sicilian ghost story” Grassadonia e Piazza tentano di fondere il registro politico a quello onirico
Declinare un macabro fatto di cronaca degli anni ’90 in chiave favolistica, rendere l’inedito ed aspro paesaggio siciliano dell’entroterra portatore di luoghi incantati e stati d’animo fluttuanti. Scommessa ardita e vinta solo in parte quella di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza che dopo aver vinto con Salvo (la loro opera prima del 2013) il Gran Premio alla ‘Semaine de la Critique’ l’hanno aperta ieri col loro nuovo film nell’edizione n.70 del Festival di Cannes.
Lo spunto narrativo è il rapimento del tredicenne Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido dopo 779 giorni di prigionia ad opera dei capobastone di un clan mafioso che volevano ricattare e punire il padre, pentito che spifferava allo Stato sull’uccisione del giudice Borsellino.

In Sicilian ghost story Grassadonia e Piazza tentano di fondere il registro politico a quello onirico, quello sentimentale a quello mitologico con esiti non troppo favorevoli.
Ad indagare sulla scomparsa del ragazzino e a sfidare l’omertà e la paura che la circondano, c’è una compagna di classe innamorata e ribelle che non si piega alle leggi della comunità e al silenzio di anime e cuori. Luna, questo il suo nome, vuole far luce su quegli avvenimenti e se non basta l’oggettività ecco in soccorso il surreale, ovvero un’altra dimensione (“Se si sogna qualcosa significa che può esistere”) attraverso la quale stabilire un contatto con quel coetaneo sparito nel nulla.

Peccato che tra lettere immaginarie e capelli blu elettrico, laghi misteriosi e boschi minacciosi, mafiosi travestiti da poliziotti e animali ed insetti a go go (tra cavalli, gufi, cani, farfalle e nottole  il film somiglia a un bestiario), vuoti di sceneggiatura (sfocati ed inerti i genitori Sabine Timoteo e Vincenzo Amato) e inquadrature dilatate oltremisura (durata 2h05’) il film di Grassadonia e Piazza disperde un bellissimo potenziale finendo dritto nelle fauci del peggior film d’autore.

Quello che crede di compiacere pubblico e critica a colpi di belle immagini sospese (lode alla fotografia di Luca Bigazzi) e che finisce invece per annoiare perché privo di una solida struttura narrativa che lo sostenga. Non basta evocare per interessare o abusare di allegorie e simboli per emozionare e così questa Sicilian ghost story si risolve in un elementare esercizio di stile fine a se stesso e che sa tanto di occasione mancata. Massimo Troisi l’aveva detto…meglio ricominciare da tre.      

Nelle sale dal 18 maggio distribuito da BIM



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