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giovedì 11 maggio 2017
di Claudio Fontanini
On the Milky road
"Sulla via Lattea" riporta al cinema la visionarietà di Emir Kusturica in coppia con Monica Bellucci
Una favola moderna su un amore adulto e proibito e una serie di fantasticherie mescolate ai piaceri della natura in un film fisico e carnale che ha richiesto tre anni di lavorazione. Presentato in concorso all’ultima Mostra del cinema di Venezia, On the Milky road (Sulla via lattea) segna il ritorno di Emir Kusturica al lungometraggio (sono passati dieci anni da “Promettilo!” del 2007) e al suo immaginario filmico popolato di miti e personaggi variopinti, leggende e musica sfrenata (qui a firmare la bellissima colonna sonora è il figlio Stribor), balli liberatori e animali in serie (qui appaiono galli allo specchio, un falco pellegrino predatore, maiali da sgozzare, papere che si bagnano nel sangue, orsi feriti, serpenti che bevono latte e mucche da mungere).

Durante la guerra dei Balcani un uomo (Kusturica) ogni giorno trasporta il latte destinato ai soldati. A dorso di un asino, schivando pallottole col suo ombrellino aperto, Kosta è amato da una giovane donna del paese (l’ottima e sensuale Sloboda Mićalović) che vuole sposarlo al più presto.
Lui tentenna e aspetta la pace ma l’arrivo di una bella e misteriosa italiana (Monica Bellucci) lo sconvolgerà facendogli cambiare i piani amorosi. Inizia da qui una fuga avventurosa dentro se stessi e immersi in una natura benigna che porterà la coppia in un mondo parallelo e fantastico (“Ho sempre avuto problemi con la verità, non si ottiene nulla di buono” dice Kusturica) nel quale sognare forse significa vivere.

Anche se le bombe esplodono vicino e quella donna timida ed energica nasconde un oscuro passato (“Sono la ragazza che sono stata una volta e non sono più” dice la Bellucci a Kusturica che gli domanda chi è al primo incontro).
E così tra orologi impazziti e orecchie cucite con ago e filo (con la Bellucci che canticchia “La più bella del mondo” declinata al maschile per il suo innamorato ferito in una sequenza involontariamente comica), voli d’angelo su cascate e nascondigli sott’acqua (magnifica la scena dentro al pozzo), campi minati, citazioni (“La legge morale dentro di me, il cielo stellato sopra di me” Kant dixit) e condanne alla bellezza (“Fa uscire il peggio delle persone” afferma la Bellucci in un dialogo che sembra scritto su misura per lei), il film di Kusturica si allunga oltremisura (125’ sono davvero troppi) appoggiandosi ad una storia semplice e sempre a rischio.

Ma lo stile del regista di “Papà è in viaggio d’affari” e “Gatto nero, gatto bianco” è limpidissimo e ammaliante e così, alla fine, si perdonano cadute di tono e alcuni dialoghi sgangherati che messi in bocca alla Bellucci diventano sentenze (“Amare qualcuno è l’unica cosa che abbia senso, in qualunque modo”). Il meglio di se On the Milky road lo da allora nello studio dei corpi, nei paesaggi che riflettono gli stati d’animo e nei colori di una natura espressionista e capace di rivelare il segreto della felicità.
Come quel magnifico finale, romantico e politico insieme, con Kusturica scalatore gravato da sassi pesanti che rimanda per certi versi al De Niro col fardello di Mission. Perché oltre al Paradiso sognato c’è anche un presente da vivere e da espiare.         

Nelle sale dall’11 maggio con Distribuzione Europictures

 
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