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giovedì 13 aprile 2017
di José de Arcangelo
Mothers
Il dramma delle madri dei foreign fighters nel film indipendente diretto da Lia Marabini
Ancora un tema di scottante attualità e il dilemma delle madri dei foreign fighters in un film indipendente, raccontato dal punto di vista di una madre, scritto e diretto da Liana Marabini. Semplicemente Mothers.
Due donne, la scrittrice vedova Angela (Mara Gualandris) e la marocchina Fatima (Margherita Remotti), completamente differenti per classe sociale, provenienza e religione, si trovano ad affrontare una tragedia comune: i loro figli Sean (Francesco Riva) e Taarik (Francesco Meola) – entrambi conosciutisi e arruolati in un università inglese - hanno scelto la jihad e sono partiti per la Siria abbandonando tutti e tutto, abbracciando l’integralismo islamico e gettando nella disperazione le loro madri che, incontratesi in un gruppo in un gruppo di sostegno psicologico e solidarietà della dottoressa Diana Fortis (Victoria Zinny) diventano amiche.

Le due donne vivono una sorta di infernale odissea: interrogate dalla polizia antiterrorismo, perdono il lavoro (ad Angela viene bloccata la pubblicazione del suo libro), evitate da amici e parenti. Ma troveranno anche il sostegno di altri genitori nella stessa situazione, tutti in attesa che i loro figli possano rinsavire e tornare a casa.
Però non sarà facile perche Taarik ha trovato quel che cercava e spera di diventare un martire, mentre Sean deluso del trattamento riservato alle donne, delle ingiustizie e dal fatto che il ‘movimento’ faccia soldi con la droga per comprare armi, è critico verso il suo superiore. Nonostante si sia convertito all’Islam, il capo afferma che non sarà mai un buon musulmano e lo illude di rimandarlo a casa, ma in realtà lo condanna a morte.

Peccato che il tutto venga raccontato in modo convenzionale, più vicino alle fiction vecchio stile, che al film destinato al grande schermo. Purtroppo spesso non bastano le buone intenzioni e un tema importante dei nostri tempi per costruire un’opera che coinvolga pienamente lo spettatore. Anche perché fra retorica e manicheismo, luoghi comuni e stereotipi, il film porta fuori strada il pubblico anziché spingerlo alla riflessione, visto che tutto sembra poco credibile.
Un argomento così complesso andava approfondirlo anziché mostrato in modo superficiale, nonostante la tragica situazione raccontata, perché altrimenti si rischia di cadere nell’ambiguità e nel solito scontro tra ‘buoni e cattivi’.

Nel cast Christopher Lambert (Sam, un israeliano che ha ucciso un terrorista prima di un attentato),  Remo Girone (Eric, padre di una ragazza che si è unita ai ‘freedom fighters’), Rupert Wynne James (padre Emmanuel) e Stefano Crosta (Omar, reclutatore capo dell’Isis). Direttore della fotografia Renato Alfarano, montaggio di Massimo Quaglia e musiche di Jean-Marie Benjamin.
Nelle sale The Space di tutta Italia dal 13 aprile distribuito da Liamar Multimedia

 
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Foto dall’Ufficio Stampa

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