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mercoledì 15 marzo 2017
di Cristina Giovannini
UN TIRCHIO QUASI PERFETTO
Tra dramma e commedia Dany Boom, degno erede di Luis De Funès, sorprende e fa riflettere
Che brutta cosa la tirchieria quando sfiora il patologico! E a che vita meschina si riduce chi ne è affetto: palpitazioni, crisi asmatiche, attacchi di panico sono all’ordine del giorno se costretti a mettere mano al portafogli. E’ quanto avviene al protagonista di Un tirchio quasi perfetto, esilarante commedia diretta da Fred Cavayé ed interpretata dal bravo Dany Boom
Che brutta cosa la tirchieria quando sfiora il patologico! E a che vita meschina si riduce chi ne è affetto: palpitazioni, crisi asmatiche, attacchi di panico sono all’ordine del giorno se costretti a mettere mano al portafogli. E’ quanto avviene al protagonista di Un tirchio quasi perfetto, esilarante commedia diretta da Fred Cavayé ed interpretata dal bravo Dany Boom versatile attore francese (Giù al nord, Un piano quasi perfetto), considerato erede del grande Luis De Funès.
François Gautier è tirchio cronico. Risparmiare gli dà gioia, la prospettiva di dover pagare lo fa sudare freddo.

La sua vita è scandita in funzione di un unico obiettivo: trovare tutti i mezzi possibili ed immaginabili per non scucire mai un soldo. François è un musicista, ma a causa del suo problema è un uomo arido, inevitabilmente solo, fatto oggetto di scherno dai suoi colleghi. La sua vita, però, viene completamente sconvolta dal giorno alla notte: si innamora di Valerie musicista anche lei e scopre di avere una figlia, Laura, di cui ignorava l’esistenza.
Il film di Cavayè (titolo originale Le Radin cioè il Taccagno) parte a razzo sfruttando tutti i toni della commedia e fa davvero ridere nel presentarci il protagonista con tutte le sue “ossessioni pecuniarie”.

A casa non accende mai la luce, sfrutta quella dei lampioni; l’arredamento non è cambiato di una virgola dalla morte dei suoi genitori; indossa sempre lo stesso abito; per non pagare il conto al ristorante fa scattare l’allarme antincendio.
Insomma non ha limiti alla fantasia. Ma la scoperta inaspettata di una figlia, scuote dalla fondamenta i suoi già fragili equilibri perché si trova costretto a mentire per occultare il suo terribile problema con tutti gli equivoci che ne conseguono in primis quello di passare per uomo generoso, impegnato nel sociale.

Laura, infatti, ha vissuto tutta la vita senza suo padre e ha dentro di sé una profonda ferita così che arriva a idealizzarlo, convincendosi che faccia beneficenza lavorando nel settore umanitario.
Procedendo su questo binario poco a poco, la commedia lascia il posto al dramma per esplorare più a fondo i temi della paternità, della famiglia e dei sentimenti. Dany Boom è davvero sorprendente nel modulare la dimensione umana del suo personaggio con tutte le emozioni che ne conseguono: buffo solo all’apparenza, quanto piuttosto sofferto interiormente.

L’unico modo che ha di aprirsi agli altri è grazie alla musica e non a caso Valerie si innamora di lui sentendolo suonare. Con dolcezza e gentilezza getterà le basi per un cambiamento.
L’alternarsi di commedia e dramma, l’ottimo lavoro fatto sul personaggio principale ma anche l’affresco umano di quelli secondari: dal bancario amico che all’occorrenza gli fa da psicoanalista, alla ex moglie fino ai vicini di casa, sono tutti i punti di forza di Un tirchio quasi perfetto. In questo mix vincente, che ha consentito al film di sbancare i botteghini d’Oltralpe, si ride, ci si commuove ma soprattutto si riflette.

Nelle sale dal 16 marzo distribuito da Bim Distribuzione



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