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sabato 11 marzo 2017
di Claudio Fontanini
In cattedra con Bentivoglio
All’Eliseo va in scena "L’ora di ricevimento" ambientato nelle banlieue e diretto da Michele Placido
Una cattedra, una serie di sedie accatastate, mattonelle grigio fumo, luci al neon al soffitto come binari e una sala riunioni dove attendere per un’ora alla settimana i genitori dei suoi 13 studenti. Benvenuti nel mondo del professor Ardèche (un magistrale Fabrizio Bentivoglio), insegnante di materie letterarie di una scuola media inferiore nel cuore dell’esplosiva banlieue di Les Izards- ai margini dell’area metropolitana di Tolosa- e protagonista dello spettacolo di Stefano Massini in scena all’Eliseo.

Un luogo di frontiera che si fa teatro di scontro culturale e ideologico, una scolaresca che appare ai nostri occhi attraverso il racconto iniziale del prof che in un emozionante monologo di 25’ dipinge i tratti dei suoi allievi con soprannomi ironici da indossare durante l’anno (ci sono Raffreddore, Cartoon, Fuggipresto, Primo banco, Rassegnato, Boss, Invisibile, Panorama, Missionaria, Falsaria, Campionessa, Adulto e Bodyguard) e che si fanno tipologia di vita futura, una serie di quadri colloquiali coi genitori durante i quali emergono le contraddizioni e le lacune dell’istituto scolastico.

Tra modelli educativi e menù integrati (“Come faccio a far cenare insieme Allah, Jahvè, Gesù Cristo e Krishna?”), proiezioni mentali e grammatica della serenità, presagi di tristezza e scorte di buone parole, leggi di reciprocità e puzza di finta fratellanza, pernacchie a tradimento e temi a doppio voto, vetri rotti (che guaio se il custode ferito è ebreo e l’alunna che ha lanciato il sasso musulmana…) e provvedimenti disciplinari, L’ora di ricevimento, prodotto dal Teatro Stabile dell’Umbria e diretto con sobrietà e rigore da Michele Placido, mette in scena una sorta di bestiario umano nel quale convivono esigenze e tradizioni, voglia di emancipazione e riconoscimento del merito.

Avendo a mente il magnifico “La classe” di Laurent Cantet (Palma d’Oro a Cannes nel 2008), Massini ambienta il suo testo in una realtà scomoda e interraziale come quella della banlieu francese perdendo però sul piano della rappresentazione in credibilità e immedesimazione. Con l’osservazione pungente ed evocativa di Bentivoglio che apre lo spettacolo che si trasforma man mano in una serie di scenette più meno divertenti e problematiche che però alla fine risultano semplicistiche e poco sviluppate.

Così, sulla scena,  musulmani, ebrei ed indù (interpretati non sempre a dovere dalla Compagnia dei Giovani del Teatro dell’Umbria) appaiono più come tipi che personaggi veri e propri capaci di animare davvero un confronto spirituale col protagonista.
Un uomo sarcastico e pratico ma ancora capace di credere al valore del sapere e della bellezza, pur nella consapevolezza che a fine anno a perdere sarà soltanto lui. Perché, come diceva Verlaine, “viviamo in tempi infami” e anche se ci si può affezionare all’Inferno del nostro quotidiano, in fondo a quel viaggio lungo un anno e così diverso e così uguale a tutti gli altri, c’è la consapevolezza che non basteranno lezioni e nozioni a far diventare uomini e donne responsabili quei nativi digitali in bilico tra sogni di gloria e distrazioni fatali.

Con un Bentivoglio misurato ed in grado di regalare calore e spessore al suo personaggio recitano Francesco Bolo Rossini (nei panni del nuovo insegnante di matematica), Giordano Agrusta, Arianna Ancarani, Carolina Balucani, Rabii Brahim, Vittoria Corallo, Andrea Iarlori, Balkissa Maiga,  Giulia Zeetti e Marouane Zotti (lo studente che si materializza nel sottofinale).
Scenografia di Marco Rossi, costumi di Andrea Cavalletto, luci di Simone De Angelis e musiche di Luca D’Alberto.
Repliche fino al 26 marzo.


Links correlati
http://www.teatroeliseo.com

 
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Foto di Alessandro Botticelli

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