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giovedì 9 marzo 2017
di Claudio Fontanini
Il padre d’Italia
Isabella Ragonese e Luca Marinetti: due attori in stato di grazia per il secondo film di Fabio Mollo
Due personaggi in fuga dal passato, un incontro casuale e destinato a cambiare il corso della vita, un on the road italico alla ricerca del posto giusto nel mondo.
Paolo (Luca Marinelli) e Mia (Isabella Ragonese) sono un uomo e una donna agli antipodi. Lui, gay che ha appena chiuso una storia durata otto anni, è introverso, riflessivo e concreto (“Non si può volere tutto, è da egoisti”); lei, nullafacente incinta con la passione per il canto, è la classica svalvolata che nasconde dietro i sorrisi e la sua esuberanza, abissi di solitudine e malinconia.

Mosso a compassione dopo averla vista svenire in una discoteca, Paolo si lascerà travolgere a poco a poco dalla simpatia contagiosa di quella eterna adolescente che prende a morsi la vita senza voler appartenere a niente e nessuno.
Alla ricerca del padre d’Italia (il titolo del film si riferisce sia al nome della futura nascitura sia, metaforicamente, al futuro del nostro Belpaese) inizia così un viaggio da Nord a Sud che macina chilometri e sentimenti in un gioco di vite allo specchio destinate a riflettere svolte esistenziali.

Tra precarietà emotiva e sogni che non si ha il coraggio di sognare, vestiti da sposa in prova (esilarante la visita al negozio di Napoli) e occhi che parlano (quelli del bambino all’orfanotrofio), primi bagni al mare e rese dei conti in cucina (magnifica Anna Ferruzzo nei panni della madre di Mia), canzoni anni ’80 (come in “Lo chiamavano Jeeg RobotMarinelli canta la Bertè) e pennellate di mascara, Il padre d’Italia di Fabio Mollo (al suo secondo lungometraggio di finzione dopo “Il Sud è niente” del 2013) è un film intimo e pudico che mette in scena il naturale affiatamento di due attori in stato di grazia (ne riparleremo ai David 2018) alle prese con assunzioni di responsabilità e drammi generazionali.

Col film di Mollo che riflette sul valore della paternità e sul rischio di andare contro natura (“Anche la Madonna lo era…” dice scherzando la Ragonese) in un Paese abituato e drogato da perbenismo e convenzioni. Un film che parla di amore per la vita (“Con te per la prima volta ho visto un futuro” confessa Paolo a Mia) e istinti primordiali attraverso una regia sin troppo trattenuta e che lavora dichiaratamente in sottrazione. Vedendo Il padre d’Italia ci vengono in mente il “Qualcosa di travolgente” di Jonathan Demme (con una sfavillante Melanie Griffith che cambia letteralmente la vita all’ingenuo Jeff Daniels) e, per certi versi, “La pazza gioia” di Virzì con la sana follia della Bruni Tedeschi apparentata a quella della Ragonese.

Peccato però che qui tutto sia sin troppo pulito e asciutto, senza un cambio di passo e di ritmo (il regista ama il cinema di Dolan ma qui non si urla mai…). Ci volevano più coraggio ed inventiva e invece Mollo si rifugia inutilmente nella voce fuori campo (quel finale sottolineato non convince) e non sembra progredire visivamente come fanno invece i suoi personaggi psicologicamente. Occasione colta a metà insomma ed è un vero peccato vista la prova superba dei due protagonisti.

Nelle sale dal 9 marzo distribuzito da Good Films


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